Dalla Germania all’Irlanda, fino all’Italia. Tornano in fibrillazione i lavoratori di Ryanair e incrociano le braccia sabato 10 febbraio. Lo sciopero è stato proclamato unitariamente da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti e riguarderà “tutto il personale di base in Italia”. Le tre sigle spiegano di aver indetto l’astensione dal lavoro per l’intera giornata perché, dopo le tensioni di dicembre e le aperture dell’azienda, in realtà non è stato avviato un “confronto serio sui temi del contratto collettivo di lavoro e delle tutele sociali di tutto il personale”.

Secondo le tre organizzazioni sindacali confederali dei trasporti “è decisamente insufficiente ciò che Ryanair, al di là delle dichiarazioni mediatiche, ha oggi messo in campo” e chiedono che sia “immediatamente avviato un confronto” con tutto il personale “e non solo per una parte di questi”. “Non è inoltre accettabile – spiegano Cgil, Cisl e Uil – che sia l’azienda a scegliersi gli interlocutori sindacali, in totale spregio ai più elementari principi di rappresentatività e di libera scelta dei lavoratori sanciti dal nostro ordinamento”.

A metà dicembre, Ryanair aveva fatto un passo avanti verso i sindacati decidendo di riconoscere le sigle di categoria in Irlanda, Regno Unito, Germania, Italia, Spagna e Portogallo proprio nel giorno in cui era previsto lo sciopero. In quel modo, la compagnia irlandese aveva evitato caos nei voli e disagi ai clienti nel periodo natalizio. “Non è una concessione. È il minimo sindacale e non basta”, aveva replicato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Adesso i sindacati italiani tornano alla carica, perché a loro avviso all’annuncio del manager Michael O’Leary non ha fatto seguito alcuna iniziativa concreta per migliorare le tutele economiche e sociali dei piloti e degli altri dipendenti di Ryanair.

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