L’università, prima di tutto. Meglio: l’accesso agli studi gratis per tutti. Sì, poi le parole d’ordine che scaldano il cuore: via il Jobs Act, il codice etico che deve essere fatto d’acciaio, la lotta senza quartiere all’evasione fiscale, le favole di Renzi e Berlusconi. Tutto un po’ già in conto e anche tutto un po’ già sentito in questi mesi, anni. Ma è la possibilità di studiare a dover essere sopra ogni altra cosa: “Aboliamo le tasse universitarie” dice Pietro Grasso dando il via per primo ai fuochi della campagna elettorale. E’ stato accusato di dare interviste senza contenuti. E’ stato accusato di dire il cosa, ma non il come, come un vecchio sketch di Crozza quando imitava Montezemolo. E allora eccolo il come. Abolire le tasse universitarie, dice Grasso dall’assemblea di Liberi e Uguali, costa un miliardo e 600 milioni. Tanto, ma lo Stato spende già tanto per cose peggiori. Per esempio, prosegue il presidente del Senato, spende 16 miliardi per sgravi e sussidi indiretti che sono considerati dannosi per l’ambiente. Lo ha detto lo stesso ministero dell’Ambiente circa un anno fa, parlando del 2016. Sono gli “aiutini” nel settore dell’edilizia, in prevalenza, ma anche le detrazioni fiscali per l’acquisto di immobili di classe energetica A o B, i fondi per la conversione di impianti che provocano emissioni, l’abrogazione della tassa sulle imbarcazioni da diporto. Così il miliardo e 600 milioni di euro per togliere le tasse universitarie sono un decimo dei 16 buttati per fare male all’ambiente. 

“Università gratuita, come in Germania”
Grasso non rinuncia a una vena retorica, anche necessaria in una campagna elettorale che si annuncia impegnativa per giunta per un partito neonato che va contro partiti che valgono almeno il doppio, ma forse il triplo. Per presentare la misura sull’università, dunque, Grasso racconta di un episodio avvenuto a Pavia, durante un incontro all’università, quando una ragazza stava uscendo “quasi piangendo“: “Mi ha detto: ‘Non ce la faccio più, devo abbandonare gli studi, i miei non mi possono più mantenere, devo andare a trovarmi un lavoro. Sono nell’elenco degli idonei per avere l’esenzione delle tasse, ma mi rispondono: non ci sono risorse'”.

Per questo serve una misura “concreta e realizzabile”, spiega Grasso. Ma, a parte la promessa, è un cambio di prospettiva, il solco lungo il quale il leader di Liberi e Uguali cammina. Il rovesciamento del punto di vista: gli altri vi promettono di abolire il canone Rai dopo averlo messo in bolletta? Ecco, io vi dico che è meglio pensare un po’ di più alle spese delle famiglie. “Avere un’università gratuita – scandisce – come avviene già in Germania e tanti altri Paesi europei, significa credere davvero sui giovani, non a parole ma con fatti concreti. Ne beneficerà il Paese: dare a tutti la possibilità di studiare, mettere in moto la genialità e le intelligenze significa allargare il nostro orizzonte e rendere l’Italia più competitiva”.

Il Pd: “Favore ai ricchi e a chi non ha voglia di studiare”
Per il Pd è un favore ai ricchi “e a chi non ha voglia di studiare”. “È qualunquismo controproducente – dice Francesco Verducci, responsabile università del partito, orfiniano – Il Pd invece sta con i poveri e i meritevoli. Lo abbiamo dimostrato con l’introduzione della ‘no tax area’ per le famiglie meno abbienti. Uno strumento ‘rivoluzionario’, progressivo, fortemente voluto dal Pd, in vigore da quest’anno con risultati importanti, che vogliamo estendere nella prossima legislatura fino alle famiglie con 30mila euro di reddito“.

Grasso: “I Cinquestelle? Cambiano spesso idea”
E’ arrivato il tempo del corpo a corpo, anche per uno come Grasso abituato da tempo a sedare le liti e non a parteciparvi. E allora mette in fila i suoi avversari, uno dopo l’altro, e a ciascuno una frustatina per le loro “irrealizzabili favole”. “Se ne sono già sentite tante e siamo solo all’inizio”. Renzi: “Ha detto che vuole abolire il canone Rai dopo averlo messo in bolletta pochi mesi fa. Mah”. Applauso. Berlusconi: “Scusate, ne ha dette troppe in questi 25 anni. Non riesco a pensare alla più clamorosa, sceglietela voi”. Applauso. Salvini: “Per qualche voto in più se la prende con lo ius soli, negando la cittadinanza a 800mila ragazze e ragazzi che per noi sono già italiani”. I Cinquestelle: “Cambiano idea secondo le convenienze del momento: sull’Europa, sulla cittadinanza, sull’euro”.

“Siamo l’unica alternativa credibile” esulta. Poi c’è la realtà, i sondaggi che danno il 7 per cento. E allora ancora una volta Grasso ribadisce che questo percorso non è un cartello elettorale, non finirà il 4 marzo e soprattutto non è per fare la ridotta della sinistra. “Per i molti non per i pochi” è la frase che campeggia, in bianco su sfondo rosso, sul palco dell’assemblea programmatica di Roma. E’ una citazione del For the many, not the few, scelto da Jeremy Corbyn, il leader laburista inglese, finora peraltro andato bene ma non benissimo. Dietro Grasso poi c’è la moltitudine di mondi che lo hanno portato fin lì. Al tavolo della presidenza ci sono Maria Cecilia Guerra, Loredana De Petris, Roberto Speranza, Nicola Fratoianni, Pippo Civati. In platea siedono Pier Luigi Bersani, Laura Boldrini, Vasco Errani, Enrico Rossi. Massimo D’Alema, il presunto burattinaio? Non c’è, è in Iran. La relazione introduttiva la fa Rossella Muroni, l’ex presidente di Legambiente, tra le prime a aderire a Liberi e Uguali arrivando dalla cosiddetta società civile. 

“Lotteremo per i molti non per i pochi – insiste Grasso – Il nostro impegno non finirà il 4 marzo, abbiamo un progetto molto più ambizioso“. E’ solo l’inizio, dicono tutti qui. “L’inizio per cambiare l’Italia, per dare una svolta. Vedo gente rassegnata, impaurita, delusa, con lo sguardo basso. I populismi soffiano sulle paure e noi abbiamo il coraggio di reagire e porre rimedio a tutto ciò. Siamo eredi degli uomini e delle donne che 70 anni fa ci liberarono dal fascismo dandoci la libertà, siamo orgogliosi di credere nella democrazia parlamentare e pronti a lottare fino in fondo per realizzare i principi della Costituzione“. I fascismi, i razzismi. “Siamo un antidoto potente alla deriva fascista e razzista che percorre il Paese e l’Europa – dice la Muroni – Noi siamo resistenti e partigiani ma siamo anche resilienti e coraggiosi: lo cambieremo questo Paese”.

Ancora: col 7 per cento? Non è l’oggi che conta, ma il domani, è il ragionamento. “Nella mia esperienza, quella che ho maturato combattendo la battaglia per la legalità, ho imparato una cosa – è la conclusione del discorso di Grasso- Anche le sfide più difficili, quelle che appaiono impossibili, possono essere vinte con coraggio, pazienza e lavoro di squadra. Facciamo squadra: sarò il vostro caposquadra. Prendiamo per mano i milioni di cittadini che vogliono essere liberi dalla paura e uguali nelle possibilità. Abbiamo le carte in regola per poterlo fare. Insieme. Facciamolo per i molti e non per i pochi”. C’è poco tempo, è già tardi: “Incontreremo delle difficoltà, abbiamo poco spazio nelle televisioni e nei telegiornali. Non importa. Insieme batteremo il territorio da nord a sud, in ogni città, ogni Paese, ogni piazza”.

Bersani: “Parliamo con tutti tranne con la destra”
Il lavoro, l’altro tema forte, caro soprattutto a Pierluigi Bersani. “La priorità si chiama lavoro – dice l’ex segretario del Pd – Servono investimenti per dare lavoro e ridurre la giungla dei contratti precari. Senza queste cose non facciamo nulla con nessuno. Se ci sono queste due cose, più fisco e welfare, noi parliamo. Con Renzi? Con tutti, tranne con la destra ma per una questione di igiene mentale“. “Se non ricostruiamo il fatto che non ci possono essere ponti levatoi verso qualsiasi posizione, dal centrosinistra in poi discutiamo a queste condizioni altrimenti vadano dove li porta il cuore”. Secondo Bersani “un pezzo di establishment non capisce il disagio del popolo, se non lo capiscono finiscono contro un muro. C’è troppa diseguaglianza e precarietà, ci sono giovani umiliati. Molti fanno spallucce, allora parliamo di canone Rai”.

Alleanze, Grasso: “Dove guardo? Avanti”
Ma sulle alleanze anche Grasso fa una frenata a secco: “Di alleanze si parlerà dopo il 4 marzo, saremo aperti e inclusivi per tutti quelli che la pensano come noi. A chi guardiamo? Io guardo avanti”. Mentre sul lavoro, dal palco, va anche oltre: “La nostra battaglia sarà far tornare prevalenti i contratti a tempo indeterminato, attraverso una nuova forma di contratto a tutele crescenti che reintroduca le garanzie eliminate dal Jobs Act“. “Altri aboliscono il canone Rai – dice – noi aboliamo il precariato. Ma le tutele non servono a nulla se non c’è il lavoro. E allora dobbiamo investire lì dove il lavoro possiamo davvero crearlo”. Riprende anche pezzi del programma di Italia Bene Comune, l’alleanza di centrosinistra guidata da Bersani, con quel Pd in cui – disse quando ufficializzò l’addio al partito alcune settimane fa – si riconosceva. Pezzi di programma come questo: “Dobbiamo rendere più costoso il lavoro precario di quello stabile” perché “solo se hai fiducia nel tuo futuro lo puoi costruire davvero”. Aggiunge che si può creare lavoro in settori come il turismo, l’economia verde e la cultura. “Pensiamo solo a quanta occupazione si potrebbe creare riconvertendo l’edilizia all’efficienza energetica, alle scuole sicure, al mondo delle rinnovabili che non devono essere solo un affare ma il miglioramento della nostra vita quotidiana. Con la cultura non solo si mangia ma si crea benessere e occupazione valorizzando i nostri talenti e la nostra storia. Creare lavoro generando bellezza: non è un’utopia ma la strada più sicura su cui investire”.