Roberto Maroni potrebbe non ricandidarsi per un secondo mandato da governatore della Lombardia. È quello che emerge dal vertice del centrodestra convocato da Silvio Berlusconi nella sua villa di Arcore. All’incontro hanno partecipato i leader di Lega e Fratelli d’Italia, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. “Sulle Regionali la coalizione conferma che si presenterà con candidati comuni e condivisi. Per quanto riguarda la Lombardia, se davvero il presidente Maroni per motivi personali non confermasse la disponibilità alla sua candidatura, verrebbe messo in campo un profilo già comunemente individuato”, si legge nel comunicato diffuso alla fine del summit.

Prendono corpo, dunque, le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni su un passo indietro di Maroni, eletto nel 2013 con il 42% dei voti contro l’aspirante governatore del centrosinistra Umberto Ambrosoli.  La nota della coalizione parla di “motivi personali”, ma vale la pena ricordare che il presidente è attualmente tra gli imputati del processo con al centro le presunte pressioni per far ottenere un contratto di lavoro e un viaggio a Tokyo a sue due ex collaboratrici dell’epoca in cui era ministro dell’Interno. Maroni, in ogni caso, chiarirà la sua posizione domani, 8 gennaio, visto che ha convocato una conferenza stampa a Palazzo Lombardia al termine della riunione della giunta regionale.

Al centro del vertice di Arcore, in ogni caso, c’era il programma del centrodestra in vista delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo. Tra i primi passi dell’azione dell’eventuale governo di centrodestra ci sarà “la revisione del sistema pensionistico cancellando gli effetti deleteri della Legge Fornero” si legge sempre nella nota congiunta. La Legge Fornero, durante il governo Monti, nel 2011 fu votata anche dal Pdl. L’abolizione della legge Fornero era, però, una richiesta espressa da parte della Lega, e infatti – subito dopo la fine del vertice, Salvini esulta su twitter. “Cancellazione della legge Fornero nel programma del centrodestra: missione compiuta“, scrive il leader del Carroccio.

A Salvini replica direttamente Elsa Fornero.”La legge sulle pensioni è stata introdotta in venti giorni, in condizioni di emergenza, ereditate da un governo di centrodestra e approvata con i voti di larga parte delle forze politiche che compongono l’attuale centrodestra. Sono passati sei anni, la riforma è stata mantenuta e migliorata laddove era necessario (e ci sono voluti quasi sei anni). Il centrodestra, o qualche suo componente, forse non si è accorto dell’introduzione dell’Ape“, dice l’ex ministro del Lavoro.

L’altra notizia emersa dal vertice del centrodestra è che Berlusconi, Salvini e Meloni sono d’accordo a dare il via alla cosiddetta “quarta gamba” del centrodestra, la lista unica formata da ex provenienti da vari partiti (Ap, Fi, Lega, Udc). La novità è che saranno esclusi dalle candidature quei nomi che non sono condivisi da tutti i leader dei tre principali partiti. In pratica il veto riguarderebbe figure come l’ex leghista Flavio Tosi e l’ex montiano Enrico Zanetti.

Nessuna sorpresa, invece, per gli altri punti inseriti nel comunicato diffuso alla fine del summit: “Meno tasse, meno burocrazia, meno vincoli dall’Europa, più aiuti a chi ha bisogno, più sicurezza per tutti, riforma della giustizia e giusto processo, realizzazione della flat tax, difesa delle aziende italiane e del Made in Italy, imponente piano di sostegno alla natalità, controllo dell’immigrazione, l’adeguamento delle pensioni minime a mille euro, il codice di difesa dei diritti delle donne e la revisione del sistema istituzionale col principio del federalismo e presidenzialismo”. Insomma più o meno gli stessi programmi del 1994, quando Salvini e Meloni erano adolescenti ma Berlusconi era già agilissimo nelle promesse da campagna elettorale. Tra le decisioni di oggi anche quella di costituire due delegazioni comuni, che si incontreranno già martedì prossimo, per definire i dettagli del programma e dei collegi“.