La Corea del Nord sta valutando come poter armare i propri missili balistici con il batterio responsabile dell’antrace, un’infezione molto pericolosa che di solito colpisce la pelle e l’apparato gastro-intestinale o quello polmonare. Secondo fonti dell’intelligence sudcoreana riprese dal quotidiano giapponese Asahi, Pyongyang si starebbe accertando delle capacità di sopravvivenza del batterio alle temperature estreme causate dalla fase di rientro del vettore nell’atmosfera terrestre.

Stando alle stime di Seul, il regime di Kim Jong-un non solo sarebbe capace di produrre agenti biologici, come l’antrace e il vaiolo, ma avrebbe anche già accumulato 2500–5000 tonnellate di armi chimiche. “Un’assurdità” finalizzata a scatenare una guerra nucleare, secondo il ministero degli Esteri nordcoreano.

Le accuse dell’Asahi rafforzano quanto affermato giorni fa nella National Security Strategy, documento stilato periodicamente dal ramo esecutivo del governo americano per delineare la politica di sicurezza nazionale della superpotenza. Qui l’amministrazione Trump asserisce che il Regno Eremita affama la sua stessa gente “perseguendo lo sviluppo di armi chimiche e biologiche, utilizzabili anche per mezzo di missili”, e in grado di minacciare gli Stati Uniti. Il costo di questo losco piano ammonterebbe già a “centinaia di milioni di dollari”.

Non è certo la prima volta che il regime di Kim Jong-un viene incolpato di sviluppare agenti chimici e patogeni per colpire obiettivi nemici. Lo scorso febbraio, lo stesso fratellastro del leader nordcoreano, Kim Jong-nam, è stato ucciso all’aeroporto di Kuala Lumpur in circostanze ancora da chiarire con il VX, gas nervino classificato dalla Nazioni Unite come arma di distruzione di massa. Nel 2015, uno scienziato nordcoreano coinvolto nel programma di sviluppo delle armi chimiche e biologiche – una volta fuggito in Finlandia – aveva affermato ai microfoni dell’agenzia sudcoreana Yonhap che Pyongyang utilizza esseri umani come cavie, perlopiù disabili o prigionieri politici. Sebbene non completamente attendibili, le rivelazioni dei disertori collimano con gli esiti di una ricerca del 2014 realizzata da 38 North, prestigioso sito curato dallo US-Korea Institute della Johns Hopkins School. Il batterio dell’antrace è soltanto uno degli oltre 40 diversi agenti chimici e patogeni prodotti dal Regno Eremita a partire dagli anni ’60 del secolo scorso.

D’altronde, quella di Kim per le armi non convenzionali è un’ossessione giustificata. Come spiega un’analisi pubblicata su The National Interest a firma dell’analista Kyle Mizokami, “la Corea del Nord raggruppa le armi di distruzione di massa secondo diverse categorie di utilizzo. Le armi nucleari sono un deterrente strategico destinato a garantire la sicurezza della dinastia Kim. Tuttavia, in uno scenario di guerra, le bombe nucleari del Nord probabilmente non ricoprirebbero alcun ruolo operativo, dal momento che il loro uso indurrebbe la Corea del Sud e gli Stati Uniti a rovesciare il governo nordcoreano. Le armi chimiche, invece, hanno un ruolo operativo. Infatti, le forze militari nordcoreane vengono addestrate regolarmente ad agire in un ambiente chimico e la Corea del Nord fabbrica i propri dispositivi di protezione e sistemi di rilevamento, alcuni dei quali sono risultati essere destinati a Siria“, Iran, Libia ed Egitto.

Immaginando un impiego a livello pratico, “le armi chimiche verrebbero utilizzate per creare un vantaggio tattico locale in prima linea e neutralizzare alcune superiorità [avversarie], come la potenza aerea. Grazie ai prodigiosi missili e all’artiglieria di Pyongyang, tali armi possono essere impiegate anche oltre il campo di battaglia. La Corea del Nord probabilmente attaccherà il Sud in profondità con armi chimiche, dalla Zona Demilitarizzata a Busan“, la città portuale più grande della Corea del Sud nonché la seconda più popolata dopo Seul.

Uno scenario reso ancora più minaccioso da quando lo scorso mese Pyongyang ha annunciato di aver raggiunto il massimo della sua forza nucleare con il test del missile Hwasong-15, in grado di colpire qualsiasi punto del continente statunitense. Non solo. Secondo il Korea Institute for National Unification, il governo nordcoreano sarebbe in possesso di oltre 1000 droni utilizzabili nel corso di attività di ricognizione e “attacchi terroristici” con armi non convenzionali.

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