Questa volta la Chiesa ha subito sospeso il prete indagato per pedofilia. La notizia è stata pubblicata da L’Avvenire di Calabria e confermata dagli ambienti investigativi. Il sacerdote è don Carmelo Perrello, parroco della chiesa di San Gregorio a Reggio Calabria, ha subito ieri la perquisizione degli agenti della polizia postale e dell’ufficio minori della questura che gli hanno notificato un avviso di garanzia firmato dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e dal sostituto procuratore Roberto Di Palma.

Don Perrello è accusato di detenzione di materiale pedopornografico e di aver avuto rapporti sessuali con un minore. I dettagli dell’indagine sono ancora coperti dal segreto istruttorio ma, stando a quanto trapela dagli ambienti investigativi, la procura di Reggio Calabria sarebbe riuscita a ricostruire una sorta di “doppia vita” del sacerdote: una da uomo di chiesa e una notturna quando sarebbe stato solito uscire con la sua Mini Cooper senza indossare abito talare.

L’inchiesta è partita dalla denuncia di un minore che si è rivolto alla polizia dopo gli abusi subiti dal prete. Secondo gli inquirenti, però, non è escluso che don Perrello possa avere avuto rapporti sessuali con altri ragazzi che gravitavano nel giro della chiesa di San Gregorio. Le indagini sono già a buon punto e gli uomini del questore Raffaele Grassi stanno adesso vagliando il materiale sequestrato all’interno della casa parrocchiale dove viveva il prete.

L’indagato non è la prima volta che finisce sotto inchiesta. Nei mesi scorsi, infatti, è stato rinviato a giudizio ed è sotto processo con l’accusa di stalking nei confronti di un uomo che l’ha poi denunciato. Don Perrello, infatti, si sarebbe invaghito della vittima tentando di insinuarsi nella sua vita familiare. Ritornando all’inchiesta sulla pedofilia, la procura ha avvertito anche la Curia che in meno di 24 ore ha assunto provvedimenti nei confronti di don Perrello. L’arcivescovo Giuseppe Fiorini Morosini, infatti, “viste le norme canoniche, – scrive l’Avvenire di Calabria – ha deciso di sospendere cautelativamente dal ministero pastorale il suddetto sacerdote, in attesa delle conclusioni degli accertamenti in atto”.

L’arcivescovo fa anche di più e chiede scusa al minore che avrebbe subito le accuse. Morosini, infatti, si dice “fiducioso nel lavoro della magistratura e si pone – scrive sempre l’edizione calabrese del giornale dei vescovi – sin da ora in atteggiamento amorevole nei confronti delle presunte vittime, chiedendo perdono per l’eventuale male arrecato”. Un gesto non di poco conto. Soprattutto dopo quello che emerso due anni fa nelle carte di un’altra inchiesta che ha visto coinvolto un prete della provincia di Reggio Calabria sempre accusato di pedofilia. Il vescovo della sua diocesi, appresa la notizia dell’indagine a carico del sacerdote piuttosto che sospenderlo gli consigliava – era scritto nell’ordinanza di custodia cautelare – ‘di evitare di parlare con i carabinieri’”.