Non è un incidente di percorso, è una linea politica. “Non sono loro i nostri avversari”. E allora mai con loro in tv, meglio Salvini, meglio la Meloni. Palinsesti che saltano, chiamate dal Nazareno che arrivano e all’ultimo fanno saltare l’ospitata prevista, sgambettando “l’altra sinistra”. La frattura tra Pd e Liberi Uguali di Pietro Grasso atterra nei talkshow della politica, dove i nomi che occupano le poltroncine sono da giorni oggetto di trattative estenuanti con redazioni e autori dei programmi. Rifiuti e concessioni che stracciano ogni dichiarazione d’intenti sulle sinistre dialoganti. A Coffee Break (La7), ad esempio, ieri era prevista la presenza in studio dell’onorevole Titti Di Salvo (Pd) e di Elisa Simoni di Liberi e Uguali MDP. Ma ecco che chiamano dall’ufficio stampa del Pd e declinano: “Se ci sono loro, i nostri non vengono”. E infatti al posto della Di Salvo l’invito passa a un leghista che tra i due litiganti gode, non avendo problemi di nullaosta televisivo. Sempre su La7, ma a Tagadà, dovevano confrontarsi Piero Fassino e Pippo Civati ma il copione si ripete uguale, così come ad Agorà su RaiTre: o noi o loro, dicono dal Pd. Ma letteralmente, non è un modo di dire.

“E’ una decisione che ho preso io, certo”, conferma a IlFattoQuotidiano.it il capo dell’ufficio stampa del Pd e portavoce del segretario Renzi Marco Agnoletti. “Ho detto a tutti i miei che non si tratta di divieti e di valutare caso per caso, perché penso che in questo momento i miei farebbero bene a non litigare con quelli di sinistra. Tendenzialmente preferisco vederli litigare con quelli di destra e i Cinque Stelle che giudico i veri avversari. Non con i nostri cugini. Una settimana fa, ad esempio, una trasmissione importante con il pubblico in studio aveva chiesto un ospite per una serata con Fratoianni. Mi chiedevano uno dei miei di peso da contrapporgli e io ho detto di no, che preferivo mandarlo a litigare con Brunetta. Ma questa è stata un’indicazione ai nostri addetti stampa, non un divieto. Si trattava di valutare caso per caso. Scopro ora che molti nei programmi si lamentano. Forse qualcuno l’ha presa con troppa rigidità”.

“Chiaro che una rappresentazione plastica della divisione a sinistra non fa piacere”, dice uno di quegli uffici stampa che si è ritrovato a tradurre concretamente la “indicazione”. “Liberi e Uguali – aggiunge – si contraddistingue di fatto solo nel dare contro alle posizioni del Pd. Ma se guardiamo agli altri non mi sembra esecrabile la scelta, perché non mi pare che gli onorevoli del M5S o di Forza Italia corrano a fare dibattiti in tv con i loro fuoriusciti“. Da Liberi e Uguali non trapela alcuna reazione. Non si vuol far polemica, semmai si ricorda che questo atteggiamento del Partito Democratico non è affatto nuovo, solo che prima era rivolto alla minoranza del partito.

Nel Pd rivendica la linea tracciata perfino chi per effetto subisce la cancellazione improvvisa da un programma. Difende così l’intolleranza televisiva Titti Di Salvo che alla fine non è andata in tv. “Non parlerei di un ordine di scuderia, anche se le presenze in tv sono sempre proposte e gestite dall’ufficio stampa del partito”, dice. “Dire decisione politica forse è troppo, a me però sembra saggio. Del resto se la sinistra non si presenta unita non va imputato a noi, questa sinistra divisa è certo un problema perché aumenta la possibilità che altri governino il Paese, ma evidentemente  ci sono opinioni e sensibilità diverse. Penso che al di là delle scelte che si possono fare il mio avversario politico resti Berlusconi, insieme al populismo Cinque Stelle e la destra lepenista di Salvini cui siamo alternativi. Quindi, perché devo fare una discussione con Bersani o la Simone? Poi ripeto, hanno scelto loro di non tenere insieme il centro sinistra, noi abbiamo provato in tutti i modi a evitare la rottura. Non esiste come rubrica che il mio nemico siano quelli di Liberi e Uguali”. E in fatti la rubrica non esiste, perché l’ospite sarà un altro.