nor

Marcello Pizzi da anni si prendeva cura dell’ospedale della sua città, Isernia, depredato dagli sprechi, derubato della sua identità di presidio sanitario efficiente e universale. L’ospedale negli ultimi tempi era divenuto uno scheletro, svuotato nei posti letto, nelle divisioni chirurgiche, nel laboratorio di analisi. Anche il corpo di Marcello, negli ultimi tempi, si era ammalato. Ieri non ce l’ha fatta più.

Non avendo più posti disponibili nella morgue dell’ospedale, la bara è stata posta in uno stanzino, a fianco dei rifiuti. La moglie aveva supplicato di trasferirlo altrove, chiesto un minimo di umanità. La direzione del nosocomio ha opposto un netto rifiuto.

E così a Marcello, che ha combattuto contro la sporcizia del potere, è stata riservata la più disumana delle sorti possibili: dentro una bara, a mezzo metro da cumuli di spazzatura.

E questo è un uomo?

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Ostia, le conseguenze di un naso rotto – L’istantanea di Antonello Caporale

next
Articolo Successivo

L’istantanea di Antonello Caporale – Tutti in Alabama, dove il voto si compra

next