“Chi produce, chi scrive si deve preoccupare di quello che è l’effetto sulla collettività”. Lo ha detto il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri a margine della presentazione del suo ultimo libro “Fiumi d’oro” (scritto con Antonio Nicaso) a Reggio Calabria rispondendo a una domanda del Fatto.it sul successo delle serie televisive ambientate in ambienti di camorra e mafia . “Non voglio assolutamente polemizzare con nessuno e non parlo mai di cose specifiche. – premette Gratteri – Dico che la cinematografia e la televisione fanno arte e non mi metto a disquisire su questo. Il senso dei film, dei docufilm e dei libri è quello di educare. Se davanti alle scuole vediamo dei ragazzi che si muovono, si vestono e usano le stesse espressioni degli attori e dei personaggi di questi film che trasmettono violenza su violenza, mi pare che il messaggio non sia positivo. Bisogna riportare parte di ciò che accade nelle mafie, però dobbiamo all’interno dello stesso film o libro inserire qualcosa di alternativo, un messaggio che questi non sono invincibili e forti”

 

 

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