“Questi Cinque Stelle costituiscono il più grande pericolo per tutti noi. Io li conosco bene: sono gente senz’arte né parte […], non hanno case, non hanno risparmi, non hanno praticamente niente.”

Ho ripetutamente ascoltato queste parole, recentemente pronunciate dal diversamente candidabile Silvio Berlusconi. E, paradossalmente, le trovo geniali. Perché, come solo i grandi comunicatori sanno fare, sintetizzano in pochi concetti il manifesto culturale della dottrina sociale in vigore da due secoli e mezzo: quella del liberismo selvaggio. E’ la plastica celebrazione del mondo capovolto. E’ la liturgia funebre recitata al cospetto del drago finalmente agonizzante, mentre sbatte ormai stanco la coda al suolo. E’ la consacrazione della povertà come colpa. Il trionfo del ben-avere sul ben-essere. L’arroganza del potere nella sua peggior variante. La tracotanza di una visione del mondo superata e – nel caso di questo personaggio – letteralmente condannata dal presente.

Ai templari di questa dottrina poco importa che ogni anno muoiano prematuramente in Europa 520mila persone (di cui 80mila in Italia) per inquinamento atmosferico (Tab. 10.1 dell’EEA Report Air Quality in Europe 2017). Poco importa che stiamo abbrustolendo la superficie del pianeta, rendendolo prima inospitale e poi invivibile per i nostri nipoti. Poco importano gli effetti collaterali – ad esempio in termini di flussi migratori o di minaccia terroristica – della feroce ondata neocoloniale delle potenze occidentali sui paesi meno sviluppati. Poco importa che l’incremento medio annuo dell’assunzione di psicofarmaci cresca da inizio millennio in tutta Europa a un ritmo medio annuo del +5,1% e, solo in Italia, del +6,4% (base dati pubblica Oecd). Poco importa che il delirio neoliberista, soprattutto nella nostra penisola, abbia impresso all’indice di disuguaglianza dei redditi un’impennata spaventosa (base dati pubblica Eurostat). Poco importa che la crescita media annua del numero di super-ricchi negli ultimi quattro anni sia pari al +9,6% in Italia, al +7,2% in Europa e al +8,4% nel mondo intero (World Wealth Report 2017, Capgemini e RBC).

Questi indicatori, che ho il vizio di monitorare periodicamente (e del cui possibile miglioramento mi sono occupato con Paolo Ermani in Solo la Crisi ci può salvare), non compaiono però in alcuna statistica ufficiale. E non rientrano soprattutto nel sacro totem del Pil, che dal 2010 è stato invece “impreziosito” da una stima di attività illegali come prostituzione, narcotraffico e contrabbando

Di più: questi indicatori peggiorano di anno in anno. E, di fatto, rappresentano la cartina di tornasole della follia socioeconomica a cui fior di “economisti”, “politici” ed “intellettuali” non si vergognano di prostrarsi, vittime come sono di una micidiale forma di dissonanza cognitiva planetaria che li porta a rinnegare l’evidenza di come questo delirio antropocentrico ci stia trascinando nel baratro.

Dobbiamo aprire finalmente gli occhi (anche in cabina elettorale) e convincerci che quella che stiamo attraversando non sia solo un’epoca di cambiamenti, ma un vero e proprio cambiamento d’epoca. Un cambiamento che imponga ai nostri paradigmi culturali e ai nostri stili di vita di capovolgersi rapidamente, senza sconti. Celebrando ad esempio la sufficienza sull’abbondanza, il ben-essere sul ben-avere, il tempo dedicato alla vita su quello dedicato al lavoro, la bellezza di un paesaggio alle seduzioni dell’hi-tech, la purezza dell’aria di montagna alle polveri sottili che inaliamo nelle città.

Certo, ci stiamo arrivando. Ma troppo lentamente. Ed essendo ormai in campagna elettorale, mi auguro che chi si candiderà a intercettare le esigenze di un futuro attento ai nostri bisogni più profondi ed autentici, non abbia paura di osare. Di deriderli e smantellarli al più presto, gli antichi paradigmi. Perché, mentre molti si illudono di vederlo ancora sontuosamente vestito, quel Re, noi siamo oggi i bambini che ne gridano a gran voce la nudità.

E chissà mai che, denunciando a chiare lettere come egli sia nudo, non si riesca persino a riportare qualche cittadino alle urne…

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