L’inserimento di un pezzo della riforma del processo civile nella manovra fa nascere uno scontro tra il governo e la maggioranza. I senatori della commissione Bilancio del Senato sono a un punto fermo sulla proposta di modifica presentata da Alternativa popolare al ddl bilancio. Si tratta di varare insieme alla manovra una parte del provvedimento di riforma del processo civile, voluto dal ministro Andrea Orlando, già approvato alla Camera ma da tempo bloccato a Palazzo Madama.

Nel dettaglio l’emendamento dei senatori alfaniani introduce il rito sommario come nuovo procedimento ordinario per la trattazione delle cause civili di competenza del giudice monocratico. In pratica i giudici potranno decidere autonomamente di andare direttamente a sentenza senza fornire alle parti nuovi termini per produrre prove. Un accorgimento che potrebbe ridurre i tempi medi di un processo di circa sei mesi, ma che ha scatenato le polemiche. Dopo la richiesta espressa dal presidente della commissione Bilancio, Giorgio Tonini (Pd), il presidente di Palazzo Madama, Pietro Grasso, ha fatto slittare a mercoledì mattina l’esame della manovra da parte dell’Aula: in origine era previsto per il pomeriggio di lunedì.

Sulla proposta di introdurre il rito sommario in tutte le cause civili che si celebrano davanti al giudice monocratico, però, ha attirato critiche sulla maggioranza anche dagli ambienti degli addetti ai lavori: dai magistrati onorari fino agli avvocati.  “Si prospetta come l’ennesima riforma fatta male, frutto di sciatteria legislativa e di sradicamento istituzionale e causa di un ulteriore scempio costituzionale. Risponde a una concezione aziendalistica del servizio giustizia, ed è anche la logica conseguenza di quella riforma”, dice il movimento della magistratura onoraria Sei Luglio, che in una noa definisce la riforma “sbagliata perché le parti devono conoscere prima le regole del gioco e non soggiacere a quelle decise di volta in volta dal giudice in base a ciò che ritiene opportuno”.  Non solo: l’estensione del rito sommario a tutti i processi civili “risponde apparentemente al bisogno di celerità, perché allunga i tempi dei processi di appello”. E costituirebbe una “pressione per i giudici di carriera che verrebbero travolti dalla stessa concezione aziendalistica che ha animato la riforma della magistratura onoraria”. L’emendamento, osserva ancora il movimento, “è il rimedio miracoloso alle criticità di quella riforma, già annunciato, d’altronde, dal Ministero della Giustizia, che, nel presentarla, aveva giustificato ‘un ricorso più contenuto alla magistratura onorarià nella prospettiva di «futuri e ulteriori interventi di degiurisdizionalizzazione nel settore civile”.

Anche per l’associazione nazionale Forense “è impensabile che non si possano conoscere a priori le regole del processo e che questo possa essere regolato dalla discrezionalità del giudice”. A sostenerlo è l’Associazione Nazionale Forense, secondo cui “sarebbe stato di gran lunga più opportuno riprendere la strada della semplificazione dei riti e della forma del ricorso per tutti gli atti introduttivi del processo, in modo da rendere completamente integrato il processo telematico”.  “Il Governo – continua il segretario Luigi Pansini – pare dimenticarsi che il principale problema del processo civile, come testimoniato dalle statistiche trimestrali del ministero di Giustizia, è dato dai procedimenti a rischio legge Pinto pendenti dinanzi ai Tribunali, alle Corti d’Appello e alla Corte di Cassazione”

Il presidente del Consiglio nazionale forense, Andrea Mascherin, scrive direttamente al ministro della Giustizia per esprimere le “preoccupazioni dell’avvocatura italiana” legate all’emendamento presentato da Ap. “Non comporterebbe vantaggi deformalizzare il processo poiché i colli di bottiglia riguardano la fase decisoria, che anche in un processo sommarizzato rimarrebbero tali e quali”, scrive Mascherin, che fa notare anche come la modifica del rito come strumento per velocizzare la giustizia abbia “nell’ultimo decennio sempre aumentato il tasso delle liti sull’applicazione delle regole e di conseguenza allontanato la decisione sul merito delle vertenze”.