La salma di Totò Riina è stata sepolta nel cimitero di Corleone. La cerimonia è durata solo pochi minuti, mentre un cordone di poliziotti e carabinieri ha impedito che giornalisti e fotografi si avvicinassero ai famigliari. Ad accompagnare il feretro alcuni parenti: la moglie del boss, Ninetta Bagarella, vestita a lutto, e tre dei quattro figli: Lucia, Concetta e Salvuccio. Giovanni, il primogenito, è detenuto. La figlia Lucia, uscita dal cimitero in lacrime, non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti. Il feretro è stato benedetto nella cappella poco distante dalla tomba di famiglia da Fra Giuseppe Gentile, parroco della chiesa di Maria Santissima delle Grazie di Corleone. Con il suo arrivo, il cimitero di Corleone accoglie un altro esponente del gotha mafioso: nel cimitero ci sono Luciano Liggio, Michele Navarra e le ceneri di Bernardo Provenzano.

Totò Riina è morto lo scorso 17 novembre nel carcere di Parma dove era detenuto al 41 bis. Dopo due interventi chirurgici nei giorni precedenti al decesso, le sue condizioni si erano aggravate ed era stato trasferito in terapia intensiva nel reparto detenuti dell’ospedale Maggiore. Arrestato il 15 gennaio del 1993 dopo 24 anni di latitanza, Riina era ancora considerato il capo indiscusso di Cosa Nostra. Oltre ai misteri che resteranno irrisolti, la sua morte ha lasciato un vuoto al vertice dell’associazione mafiosa siciliana. Un posto che non sarà preso da Matteo Messina Denaro, primula rossa di Cosa Nostra e ultimo capo stragista ancora in libertà: ““Non c’è traccia investigativa che suggerisca una vera influenza di Messina Denaro fuori dal mandamento di Trapani” aveva dichiarato al fattoquotidiano.it Renato Cortese, l’uomo che nel 2006 arrestò Bernardo Provenzano.