“Il centro è nato due anni fa da un’esigenza molto forte: quello che vedevamo e che continuiamo a vedere sono tantissimi migranti che arrivano in Italia e a Roma con alle spalle esperienze traumatiche gravissime, nel paese di origine e lungo la rotta, soprattutto in Libia”. 

A parlare è Alberto Barbieri, medico e coordinatore dell’associazione Medici per i Diritti Umani. “Ecco perché – prosegue – a Roma è nato il centro Medu Psychè, che fornisce un supporto psicologico e psichiatrico alle persone sopravvissute a tortura e a trattamenti crudeli, inumani e degradanti. Il 90% dei migranti che seguiamo nelle attività sanitarie di primo livello, racconta di avere subito violenze gravissime se non vere e proprie torture”, dice ancora Barbieri. “Se calcoliamo che in Italia sono arrivate negli ultimi tre anni più di 400mila persone, e che il 90% ha subito violenze gravissime, ci rendiamo conto del problema”.

Perché, aggiunge il medico, “secondo la letteratura internazionale, tra il 30 e il 75% di persone che sono sopravvissute a traumi estremi come quelli della tortura, dei lavori forzati, della riduzione in schiavitù e abusi gravissimi, svilupperà un quadro di sofferenza psicologica o veri e propri quadri psicopatologici: disturbo da stress post traumatico, depressione, altri disturbi. E il sistema di accoglienza, qui in Italia, è spesso inadeguato”.

“Diverse sono le aree di intervento del centro”, aggiunge Francesca. “La cura, fondamentale, ma anche l’attività di testimonianza e di raccolta delle storie, da un lato per sensibilizzare e dall’altro per individuare le strategie terapeutiche di integrazione migliori per affrontare queste violenze gravissime che i migranti hanno vissuto”. Il team è composto da medici, psicologi e psicoterapeuti. “E poi c’è una parte psicosociale, integrata a quella terapeutica e altrettanto fondamentale per il benessere della persona”.

“Le storie che ascoltiamo sono spesso racconti indicibili di torture”, prosegue Barbieri. “In questo momento la Libia è il punto più critico: un vero e proprio grande lager in cui si consumano abusi gravissimi. Percosse quotidiane, privazioni di cibo e acqua, e violenze ancora più crudeli come ustioni, scariche elettriche, abusi sessuali verso uomini e donne. La maggior parte delle persone che seguiamo hanno assistito alla morte e alle torture di altri migranti. Ultimamente alcuni migranti ci hanno raccontato di essere stati obbligati loro stessi a torturare altre persone se volevano sopravvivere”.

“Sono persone che hanno una capacità di resilienza straordinaria”, aggiunge Chiara Schepisi. “Da cui abbiamo tantissimo da imparare”.