Finalmente le donne hanno deciso, tutte assieme (o quasi), di ribellarsi a quelle odiose avances dei “galletti in pantaloni” che pensano di avere il diritto di approfittare del loro potere per pretendere “favori” che in nessun caso sono dovuti.

Si sa che spesso le giovani donne, per non sembrare sgarbate, o eccessivamente sospettose, ascoltano quel primo moderato approccio sperando di poter fare chiarezza in seguito, ma raramente finisce così. E’ più probabile che finisca con la completa soddisfazione del maschio (e la frustrazione della vittima) oppure, se la giovane trova il coraggio di opporre un netto rifiuto, con l’addio ai sogni di successo che la malcapitata coltivava magari da lungo tempo.

La ribellione, iniziata ora dalle donne, fa pensare a una svolta epocale capace di metter fine agli abusi e iniziare finalmente una prassi di incontri guidati dal reciproco rispetto.

Tutto questo mi ha fatto però venire in mente che sarebbe tempo anche per la nostra politica di smetterla con quelle odiose violenze che, sotto l’etichetta dei decreti approvati col voto di fiducia, impongono di fatto al popolo e alla nostra democrazia un’affinità molto stretta con quegli abusi perpetrati sulle donne. Sono le stesse cronache e le immagini televisive a mostrarci, anche dal vivo, quelle maggioranze variabili che legiferano non attraverso il dibattito e il consenso regolarmente acquisito col confronto. Mostrano invece una vittoria parlamentare ottenuta con la violenza di chi detiene il potere e con i trucchi di chi sfrutta la propria posizione di vantaggio a danno non solo della controparte in sé (l’opposizione), che sarebbe il male minore, ma a danno dello stesso sistema democratico, abusato fino all’inverosimile a mezzo di leggi elettorali varate al solo scopo di consegnare l’intero potere nazionale nelle mani di chi lo usa per scopi in cui è solitamente più facile vedere interessi personali o di partito piuttosto che l’interesse generale del popolo sovrano.

L’ultima (per ora) di queste violenze, è l’approvazione con l’ennesimo voto di “fiducia” del famigerato Rosatellum, un autentico arbitrio sulle regole della democrazia per la protervia di come è stata complessivamente approvata questa legge e per la sua assurda complessità.

Una legge elettorale dovrebbe essere molto semplice, per agevolare i cittadini nella scelta dei loro rappresentanti. La nuova legge è invece così volutamente complicata (allo scopo di favorire le alleanze utili a chi l’ha scritta) da non consentire a nessun comune cittadino di capire autonomamente chi sta eleggendo quando va a votare.

Eppure a questi “galletti del Parlamento” non basta ancora. Le vittime, sebbene battagliere, sono battute in partenza da numeri e protervia che non ammettono scampo. La regola ferrea è quella che la parte più debole deve piegarsi al potere superiore di una maggioranza comunque costruita. La “foglia di fico” di un pragmatismo opportunista consente sempre di ottenere risultati poco attinenti con i principi di un solido sistema democratico. Ma l’appetito vien mangiando (dice un proverbio). Ed ecco quindi spuntare come d’incanto sui “giornaloni’ del week-end l’elenco delle possibili conquiste di fine legislatura.

Con la super-collaudata tecnica già usata dozzine di volte in questa legislatura questa maggioranza può approvare qualunque cosa. Fa niente se l’attuale maggioranza è totalmente diversa da quella votata cinque anni fa col cosiddetto Porcellum. Chi ha la maggioranza in democrazia comanda, no?

Il costituzionalista Michele Ainis su Repubblica mette addirittura in fila tutti i possibili bersagli che potrebbero aggiungersi ai trofei del regista inaffondabile di questa maggioranza: “Dal biotestamento alla nuova cittadinanza, dalla riforma del processo civile al testo sugli orfani di femminicidio, al riordino delle professioni sanitarie, ai vitalizi, alle aree protette…”. Hai detto niente!

Tutta questa fretta però fa pensare più alla paura (ormai quasi una certezza) di una “forte cura dimagrante” dopo il voto, piuttosto che all’opportunità di accontentare qualche fascia di elettori graniticamente affezionati al partito.

Ovviamente, quel modo di conquistare e gestire la maggioranza parlamentare somiglia molto più a certe consuetudini in voga nei regimi autoritari (ma anche alla bramosia di quei “galletti” ansiosi di infierire sulle “gallinelle” piegate al loro potere) piuttosto che ai cultori dei sistemi autenticamente democratici anche nei fatti oltre che nella forma.

Per essere veramente democratico un Parlamento dovrebbe ospitare politici che osservano rigorosamente un codice etico come questo.

Il parlamentare osserva un corretto comportamento etico se :

1. (al primo posto) cura prevalentemente l’interesse dei cittadini che rappresenta (*);

2. (al secondo posto) cura l’interesse del partito a cui appartiene;

3. (al terzo e ultimo posto) cura il proprio interesse di personaggio politico.

(*) è utile anche senza il vincolo di mandato

Nel prossimo Parlamento, che verrà eletto col Rosatellum sappiamo già che questo sarà impossibile perché ancora una volta i candidati saranno scelti accuratamente dai capi-partito e dai loro pretoriani, ma così non è vera democrazia. E’ solo partitocrazia. Non resta che ribellarsi come fanno le donne. Basta con questi abusi, la democrazia è nostra, non dei capi-partito.