Le hanno promesso l’impegno a trovare l’uomo che venerdì mattina l’ha aggredita per il colore della sua pelle. “Noi magistrati della Procura, insieme ai Carabinieri e alle forze di polizia, faremo di tutto per trovare il colpevole dell’atto volgare e violento che hai patito”. Così il procuratore di Torino Armando Spataro ha scritto nel messaggio consegnato a Giulia (nome di fantasia), la giovane giocatrice di basket protagonista di questa vicenda. “Non so se ci riusciremo e se non sarà possibile ti prego di scusarci: ce la metteremo comunque tutta”.

Dopo l’apertura di un’inchiesta – finora contro ignoti – per il reato di violenza per motivi razziali, in mattinata la ragazza, accompagnata dalla madre e dal padre, è stata invitata nell’ufficio al settimo piano del Palazzo di giustizia. Spataro, a nome dell’intera procura, ha assicurato loro ogni possibile impegno investigativo e manifestato solidarietà.

Lo ha fatto regalando a Giulia la foto da cui Norman Rockwell ha tratto l’illustrazione The Problem We All Live With, opera molto amata dal procuratore al punto che una copia è affissa vicino alla sua scrivania. “Si tratta dell’esecuzione della sentenza della Corte Suprema che pose fine all’apartheid in Louisiana, obbligando la scuola elementare di New Orleans (William Frantz Elementary) che ne aveva rifiutato l’iscrizione ad accogliere tra i suoi allievi una bambina di colore di sei anni, Ruby Bridges – ha scritto Spataro in un messaggio alla giovane – e furono proprio gli agenti federali del Marshalls Service a scortare la bambina a scuola, per l’intero anno scolastico, aspettandola ogni giorno fuori dalla classe per riportarla a casa alla fine delle lezioni”.

Nel dipinto la bambina cammina circondata dagli agenti, mentre sul muro in secondo piano si vede la scritta Nigger e dei pomodori lanciati da qualcuno che protesta. L’illustrazione è molto significativa, ma Spataro le fa notare anche “l’orgoglio e il coraggio di chi si affida solo alla legge”: “Cara Giulia, capirai la ragione di questo regalo – scrive – siamo in tanti con te, e camminiamo al tuo fianco”. Il procuratore si spinge anche un po’ oltre: “Ti chiedo scusa anche a nome della città di Torino, pur se certo non la rappresento, per la viltà di chi non è intervenuto in tuo aiuto pur potendolo fare”. Per questo anche la procura di Torino auspica che “i testimoni di questi fatti non rimangano vilmente inerti”.