“Non posso immaginare che una sindaca donna, donna che dovrebbe essere principalmente femminista, possa pensare di togliere questo posto così simbolico alle donne di Roma e di tutta Italia”. Ada Pastore è una delle donne che, quarant’anni fa, hanno occupato lo stabile che è l’odierna Casa Internazionale delle Donne di Roma. “Noi non contestiamo il debito”, spiega dal direttivo Lia Migale a margine di un’assemblea cittadina che ha visto la partecipazione di oltre 500 persone – secondo il direttivo – dopo che il Campidoglio ha chiesto alla Cis il pagamento di oltre 800mila euro entro 30 giorni. “Qui si è mossa la parte italiana della Marcia internazionale delle donne lanciata in occasione dell’insediamento di Trump. Qui si lavora ai rapporti ombra che informano l’Onu sull’azione del governo italiano in termini di politiche di genere”, aggiunge Loretta Bondi.

“Contestiamo il fatto che non si vada a vedere il valore economico e sociale della Casa”, prosegue Migale. “Abbiamo avuto una interlocuzione con questa amministrazione, da cui sono nate una serie di iniziative da parte del comune di verifica dei nostri servizi e dello stabile. Pensavamo che l’interlocuzione fosse ancora in essere, quindi questa lettera di richiesta di affitto ci giunge quantomeno inattesa”. “La sindaca Virginia Raggi doveva probabilmente seguire meglio il risveglio del femminismo nell’ultimo anno politico”, dice da Non Una di Meno Tiziana Montella. “Forse, anche oggi, poteva farsi un giro in questo spazio e comprenderne a fondo il valore”. “Abbiamo avuto grande solidarietà di fronte al rischio di una chiusura”, dice ancora dalla Casa Giulia Rodano. “Se a chiudere questa Casa fosse proprio una donna, sarebbe davvero un paradosso”, chiosa la vice presidente della Casa, Marina Del Vecchio

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