Vuole far “dialogare le varie anime progressiste” perché “tante persone chiedono risposte”, da dare soprattutto “a chi non va più a votare o se ci va lo fa per rabbia“. Ma al momento “purtroppo non ci sono più le condizioni per un’alleanza con il Pd” che ha ha “tante volte” espresso “indisponibilità”.

Anche perché “non basta fare le alleanze “contro” per non far vincere qualcun altro”. Serve un “programma che parli agli italiani”. E il vocabolario delle proposte di Laura Boldrini, intervenuta all’iniziativa Diversa organizzata da Campo Progressista di Giuliano Pisapia, fresca di investitura da leader fatta proprio dall’ex sindaco di Milano, è distante anni luce dal Jobs Act 2 immaginato da Matteo Renzi. C’è bisogno di un “programma che parli agli italiani”, ne “accenda l’entusiasmo” e permetta alle persone di “immaginare che una vita migliore è possibile”.

Per riuscirci, la presidente della Camera fissa paletti distanti dal quadro dipinto dal segretario del Pd, a partire proprio dai contratti: “Non è stato creato nuovo lavoro, ma nuovi lavoretti – dice – Ma con questi nuovi lavoretti non si pagano i mutui, non si riesce a vivere”. Critiche arrivano anche sui bonus a pioggia: “Basta, gli incentivi devono essere strutturali. I giovani devono sapere su cosa contare per poter vivere”. Poi la proposta per una reintroduzione dell’Imu solo per i grandi redditi: “Chi ha di più può pagare di più, può pagare la tassa sulla prima casa – scandisce – perché questo regalo ai più ricchi?”.

Sulle alleanze si dice contraria a “riprodurre modello che non ha funzionato” semplicemente inserendo “facce nuove”, perché ribadisce, scatenando la standing ovation del pubblico, il “compito dei progressisti” è “ridare senso alla nostra comunità: tutti per tutti, insieme”. Altrimenti non si “accende l’entusiasmo” degli elettori, che hanno bisogno di un “programma che parli agli italiani, ai loro problemi” e la coalizione deve avere l’obiettivo “di far immaginare alle persone che una vita migliore è possibile”.