Roberto Spada coordina il ramo del sodalizio dedito al traffico e alla cessione di sostanze stupefacenti”. Ad oggi Spada è incensurato. E’ vero, lo si è sottolineato sempre in queste settimane e lo si continua a ribadire, per dovere di cronaca e deontologia giornalistica. Ma l’aggressore dei giornalisti Daniele Piervicenzi e Edoardo Anselmi risulta essere tutt’altro che un corpo estraneo all’omonimo clan, fino a poco tempo fa capeggiato dal fratello Carmine “Romoletto”. Questo dicono le carte d’inchiesta messe insieme dai pubblici ministeri Giovanni Musarò e Ilaria Calò, coordinatori della Dda della Procura di Roma. I magistrati hanno chiesto la convalida del fermo ai danni di “Robertino” – l’interrogatorio di garanzia si terrà sabato mattina a Regina Coeli – allegando al dispositivo un dettagliato excursus relativo all’ascesa del clan sinti sul litorale capitolino ma anche alle testimonianze che in questi anni i collaboratori di giustizia hanno reso alla magistratura, non senza rischi per la loro incolumità.

DROGA ED ESTORSIONI – Particolarmente significative le accuse rilasciate ai magistrati da parte di due collaboratori di giustizia, appartenenti a un clan della zona ormai decaduto – soppiantato dagli stessi Spada – Secondo queste testimonianze, Roberto Spada “appartiene all’omonimo clan con un ruolo di vertice”, un soggetto “che comanda e che può dare ordini all’interno del sodalizione”; inoltre “coordina il ramo del sodalizio dedito al traffico e alla cessione di sostanze stupefacenti”. Infine, sempre secondo questi due “pentiti” Spada si sarebbe reso responsabile di “una estorsione aggravata dal metodo mafioso, appropriandosi di un’abitazione” appartenente a una persona “che non gli aveva pagato una partita di sostanze stupefacenti”.

“Gli unici due personaggi di spicco – si legge in uno stralcio di un interrogatorio dell’anno scorso – erano all’epoca (2004, ndr) Carmine Spada, Roberto Spada e lo zingaro soprannominato Ube (riconducibile a Francesco Di Silvio, membro dell’omonima famiglia imparentata proprio con gli Spada e i Casamonica, ndr). Secondo un’altra testimonianza, in generale, “gli Spada trattano sostanza stupefacente nella zona di Tor Bella Monaca e si riforniscono dai Fasciani” ma “non fanno distinzione, la vendono a chiunque ne faccia richiesta”.

GLI STABILIMENTI E L’AUTOSALONE – “Robertino” viene tirato in ballo anche da un altro pentito, affiliato ai Santapaola, che nel 2012 ha già contribuito alle indagini nell’ambito dell’inchiesta Nuova Alba. Qui il collaboratore di giustizia descrive nel dettaglio gli affari che i Fasciani e gli Spada avevano al tempo sottratto al clan dei Triassi, individuando Roberto Spada come gestore di locali e stabilimenti. “Nel 2010 – si legge in una testimonianza – l’ho incontrato in un bar di Ostia e mi disse che aveva rilevato uno stabilimento balneare comprensivo di bar, ristorante e palestra sul Lungomare Toscanelli. Sempre da Robertino ho saputo, nel 2012, che aveva aperto un autosalone dalle parti dell’aeroporto di Fiumicino”. Il pentito specifica, fra l’altro che “quando faccio riferimento all’acquisizione di un’attività da parte dei Fasciani intendo dire che le modalità per prendere queste attività oltre che con l’usura, con condotte estorsive”.

GLI ATTI INTIMIDATORI – Nella documentazione presentata al gip, si fa anche un lungo elenco di episodi riconducibili al “metodo mafioso” che non riguardano direttamente Roberto Spada ma che sono ascrivibili alla “ascesa” del clan a cui appartiene. Fatti che iniziano nel 2007 e arrivano fino agli inizi di quest’anno, come l’accanimento verso il ristorante Royal Beef con la sparatoria avvenuta nel marzo scorso e il pestaggio ai danni di due persone del dicembre 2016. Un excursus che vede il frequente ricorso all’incendio di locali come – solo per elencare i più “recenti” – la palestra Pianeta Fitness (9 e 19 settembre 2016), il Noir Cafè (12 luglio 2016), lo stabilimento The One (14 luglio 2015) o l’edicola di Sabrina Giacobbi, coordinatrice del circolo Pd di Nuova Ostia (13 giugno 2015).