In Sicilia ci sono 4 milioni e seicentomila elettori, di cui alle Regionali 2.203.885 esercitano il loro diritto di voto. Circa un quarto di questi votano in base a considerazioni di interesse personale, senza particolare interesse per questa o quella piattaforma politica. Possiamo quantizzarne il numero in circa 550mila unitàCiascuno di questi 550mila elettori costa al proprio notabile, boss, capoclientela o altro una cifra sia in denaro contante che in erogazione di beni (ricariche telefoniche, sportule, cellulari, servizi vari) – quantificabile mediamente, salvo casi particolari, in una forbice fra i 50 e gli 80 euro.

Prendendo come punto di riferimento la cifra più bassa, vediamo che il sistema politico nelle sue varie articolazioni – partiti, correnti, cosche, singoli candidati – investe a ogni elezione la somma di euro 27.500.000. Una cifra non elevatissima, specie in considerazione dei successivi ritorni sotto forma di appalti, retribuzioni, benefici, appropriazioni: ma una somma che potrebbe essere meglio investita in attività più immediatamente remunerative, di cui i codici penali e civili offrono ampi modelli.

Non è tuttavia sull’aspetto economico di questo meccanismo che intendiamo soffermarci, ma su quello culturale e civile e, oseremmo dire, etico. Perché una tale circolazione di denaro, con tutti i benefici sociali che comporta, e che per di più si svolge in un’occasione squisitamente istituzionale, dev’essere ancora una volta scaricata sulle spalle dei privati, senza che lo Stato vi partecipi neanche in minima parte? Senza contare che la forzata clandestinità dell’attuale sistema produce per sua natura non pochi scompensi e disguidi, i quali danno pretesto all’intervento giustizialista di soggetti – polizia, carabinieri, magistratura – che, non eletti da nessuno, turbano con la loro sola presenza, il naturale svolgimento di una pubblica competizione.

Una situazione del genere, che non torna certo a onore di nessuno, non è più tollerabile in un paese civile. Io credo che anche in questo campo la Sicilia, da sempre sperimentatrice per l’intera nazione, dovrebbe assumersi la responsabilità di dare l’esempio. Non l’ennesimo tentativo di “riforma” elettorale (sempre pagata dai privati!) ma un modello radicalmente nuovo, che liberi gli operatori dalle spese della politica riportandole com’è giusto sulle spalle dello Stato.

Il nostro modello, che con la modestia che ci contraddistingue denomineremo “Oriolellum”, unisce nel contempo semplicità ed efficacia. La relativa legge, che certamente il nuovo governo regionale non vorrà mancare d’approvare, consta di un solo comma:

Art. 1 – La partecipazione al voto è diritto inalienabile del cittadino.
Nella Regione Sicilia tale diritto può essere tuttavia posto in vendita, dal cittadino stesso, per una somma stabilita dalla legge, che gli verrà corrisposta dall’erario della Regione.
Per la più prossima elezione tale somma viene definita in euro 100,00 (cento). Successive disposizioni stabiliranno il quantum per le elezioni successive.

In sostanza, l’elettore potrà liberamente, una volta identificato al seggio, consegnare al funzionario addetto il proprio certificato elettorale e riceverne in cambio una banconota da cento euro, o due da cinquanta, a sua scelta. Nessun altro adempimento gli verrà richiesto, e potrà considerarsi libero da ogni ulteriore impegno per l’elezione in corso.

Pensate alle conseguenze di una legge del genere! Nessuno potrà più corrompervi per ricevere il vostro voto, o almeno dovrebbe offrire una cifra decisamente superiore a quella offerta dallo Stato.

Polizia e carabinieri potrebbero dedicarsi ad attività più proficue che sorvegliare i seggi elettorali (specialmente tenuto conto che da noi, come in Turchia e in Tagikistan, le schede vengono lasciate a bagno per tutta una notte); i magistrati non avrebbero più pretesti per angariare i politici; partiti, notabili e capibastone potrebbero investire il loro denaro, come dicevamo dianzi, in attività, anche legali, più produttive.

Il cittadino uscirebbe dal seggio non con vaghe promesse o miseri donativi ma con del buon denaro liquido nelle tasche; il voto sarebbe ristretto solo a quei cittadini talmente fanatici da rinunciare al contante pur d’indulgere al loro vizio; e anche loro sarebbero ovviamente liberi di farlo, magari fra i sorrisetti di scherno di condomini e vicini.

Tutti contenti, tutti ricchi, tutti liberi, e tutto in democrazia. E il tutto costerebbe allo Stato, pensate un po’, non più di cinquantacinque miseri milioni. Come potremmo esitare?