C’è anche un condannato nelle liste del Movimento 5 Stelle. E la sua vicenda giudiziaria viene resa nota nello stesso giorno in cui viene rinviato a giudizio Angelo Cambiano, l’ex sindaco antiabusivismo di Licata indicato tra gli assessori in pectore da Giancarlo Cancelleri.

Il caso che scuote i pentastellati dell’isola a quattro giorni dalle elezioni regionali siciliane, però, è quello di Gionata Ciappina, candidato nella circoscrizione di Catania. A raccontare la vicenda è La Stampa: Ciappina, ex carabiniere, è stato condannato dal tribunale militare di Napoli a due mesi di reclusione il 20 maggio 2015, per violata consegna e abbandono di posto aggravato in concorso. La sentenza è stata confermata nel maggio 2016 anche dalla corte d’appello, ma il candidato del M5s ha ottenuto la sospensione condizionale e la non menzione nel casellario giudiziario.

di Alberto Sofia

È probabilmente per questo motivo, forse, che i vertici siciliani dei 5 Stelle non avevano idea del vicende giudiziarie del loro aspirante deputato regionale, in passato consigliere comunale a Trecastagni, in provincia di Catania, con una lista di centrodestra. “La condanna lieve e di 2 mesi che ha ricevuto Ciappina dal tribunale militare, per un reato militare (ossia violata consegna quando era militare), prevedeva la non menzione nel casellario giudiziale per questo non potevamo saperlo e lui non ci ha informato”, dice il candidato governatore Giancarlo Cancelleri che prende le distanza dal candidato. “Ciappina ci ha mentito ed è fuori dal Movimento 5 Stelle. Il MoVimento 5 Stelle non fa sconti neppure su una condanna lieve di due mesi del tribunale militare. Noi uno condannato dal tribunale militare per violata consegna lo cacciamo in un batter d’occhio”, continua l’aspirante presidente dei 5 Stelle.

Nel dettaglio, Ciappina è accusato di aver lasciato il posto di blocco che doveva pattugliare ai tempi in cui era appuntato dei carabinieri a Mascalucia – altro comune nel Catanese – nella notte tra il 12 e 13 aprile 2013, violando quindi gli ordini. Un caso, quello dell’ex militare candidato coi pentastellati, che rilancia gli attacchi di Claudio Fava. “Cancelleri dice che Ciappina ha mentito ed è fuori dal M5S? No, è in lista. Ed è un problema di Cancelleri”, dice il candidato governatore di Sinistra Italiana e di Mdp, che nei giorni scorsi aveva sollevato il caso Giacomo Li Destri, altro candidato dei pentastellati che è cugino omonimo di un imputato per fatti di mafia. “I partiti – replica il leader siciliano dei 5 Stelle –  Musumeci in testa, invece hanno sponsorizzato e candidato consapevolmente condannati e arrestati per truffa, corruzione, appropriazione indebita, ecc ecc e sono supportati da condannati e indagati per reati di mafia e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, senza essere mai stati denunciati dai media (che sono stati, sono e saranno complici degli impresentabili) e che ora invece ci sbattono in prima pagina per un condannato dal tribunale militare che non porta neanche un voto e che non potevamo sapere. Useranno questa cosa per dire che siamo uguali ai partiti”.

Sempre oggi, però, arriva un’altra notizia negativa per i pentastellati: il rinvio a giudizio di Angelo Cambiano, uno degli assessori indicati in giunta da Cancelleri. Sfiduciato nel luglio scorso da primo cittadino di Licata, Cambiano è diventato un simbolo della lotta agli abusivi. Adesso viene rinviato a giudizio proprio per il reato da lui tanto perseguito: l’abusivismo edilizio. La vicenda era nota: il 6 ottobre del 2016 il gup Francesco Provenzano aveva accolto nei confronti dell’allora sindaco un decreto penale di condanna a 6.800 euro di ammenda, con sospensione condizionale della pena, emesso dal sostituto procuratore di Agrigento Carlo Cinque. Contro la decisione del giudice, Cambiano aveva presentato opposizione: voleva sottoporsi al processo del giudice. La vicenda risale al 12 maggio del 2016: dopo un’ispezione, i vigili urbani  contestarono a Cambiano la realizzazione, “nell’immobile di contrada Olivastro, in assenza di titolo abitativo edilizio” la “copertura mediante manto di tegole di un persistente pergolato con conseguente aumento di volumetria e modifica del prospetto dell’edificio”. Una contravvenzione per cui i reati sono procedibili d’ufficio. L’8 settembre del 2016, e cioè quattro mesi dopo, la procura di Agrigento aveva chiesto l’emissione di ammenda tramite un decreto penale di condanna, con sospensione condizionata della pena: richiesta accolta due settimane dopo dal giudice. In pratica sarebbe bastato pagare una multa. Cambiano, però, evidentemente non considera un abuso quello contestato dai vigili: ha presentato opposizione e adesso subirà un processo per abusivismo.