Attenzione a parlar male del cardinal Bagnasco su Facebook. Altrimenti sono guai e finisci per essere sospeso dal lavoro, con tanto di stipendio tagliato. Come è successo a Tullio Rossi, rappresentante sindacale dell’Usb e portinaio al Galliera, l’ospedale genovese di cui l’arcivescovo è presidente. Avergli dato del “pastore del dio denaro” ha rischiato di costare a Rossi addirittura il posto di lavoro, visto che la prima lettera di contestazione disciplinare ipotizzava il licenziamento. Sanzione che poi è stata ridimensionata, come scrivono le pagine locali di Repubblica, nella sospensione per un mese dal lavoro, con stipendio azzerato nei primi dieci giorni e limitato al 50% nei successivi venti, a mo’ di indennità di sostentamento.

Rossi aveva postato la frase finita sotto accusa per commentare un video in cui la consigliera regionale del M5S Alice Salvatore, lo scorso luglio, contestava alcune scelte dei vertici del Galliera. Tra queste, il progetto per la costruzione dei nuovi padiglioni riguardo al quale ilfattoquotidiano.it ha sottolineato più volte il rischio della mancanza di adeguate coperture finanziarie. In particolare Salvatore puntava il dito contro la previsione di abbattere un padiglione da poco ristrutturato con soldi pubblici e di realizzare nuovi edifici residenziali per recuperare parte dei fondi necessari al progetto. “Qualcuno mandi questo video a Papa Francesco – ha scritto Rossi su Facebook – informate il Santo Padre su cosa accade nell’ospedale presieduto da Angelo Bagnasco, il pastore del dio denaro!”.

Parole che secondo Rossi sono state prese come pretesto dalla dirigenza dell’ospedale per punirlo anche per altre sue battaglie. Come quella contro i microchip nei camici e nelle divise dei dipendenti, che proprio lui aveva riportato alla ribalta sulla stampa negli stessi giorni della frase incriminata su Bagnasco. “Cimici elettroniche per controllare i dipendenti”, era l’accusa dei sindacati. “Un sistema per rendere più efficiente il trasporto di camici e lenzuola dai reparti alla lavanderia e viceversa”, la spiegazione dei vertici dell’Asl, che però non avevano avvisato né i lavoratori del Galliera né gli altri 22mila dipendenti della sanità ligure che da un giorno all’altro si erano ritrovati con indosso i nuovi marchingegni.

La denuncia era costata a Rossi un altro procedimento disciplinare, con l’accusa di avere danneggiato la sua divisa per estrarre il microchip. Procedimento poi conclusosi con un semplice richiamo verbale. Ma a tale sanzione, ora si è aggiunta quella più dura della sospensione dal lavoro per la frase su Bagnasco: “L’attribuzione al presidente dell’ente dell’appellativo ‘pastore del dio denaro’ – scrivono i vertici dell’ospedale – non può certamente essere collocato nell’alveo del diritto di critica, palesemente esorbitando dalla narrazione dei fatti, dall’espressione di un giudizio o dalla manifestazione di un’opinione”. Per motivare la loro punizione, i vertici richiamano il Codice di comportamento dell’ente nella parte in cui impone ai dipendenti di non diffondere “informazioni e/o commenti volutamente atti a ledere l’immagine o l’onorabilità di colleghi, di superiori gerarchici, di amministratori, o dell’ente in generale”.

Impugneremo questo procedimento ingiusto – ha annunciato in una nota il sindacato Usb – difenderemo chi come Tullio non intende piegare la testa e rassegnarsi al silenzio di fronte al progressivo smantellamento dei diritti dei lavoratori e dei servizi pubblici”. Il tutto mentre Rossi attende la conclusione di un terzo procedimento disciplinare, questa volta conseguente a un suo commento critico postato sul social network dopo la scomparsa a inizio agosto di Dionigi Tettamanzi, altro cardinale che come arcivescovo di Genova è stato presidente del Galliera, prima di Bagnasco e di Tarcisio Bertone. Intanto nei giorni scorsi al Galliera sono arrivati gli uomini della Guardia di finanza, mandati dalla procura regionale della Corte dei conti che, dopo avere contestato in passato la sostenibilità economica del piano per il nuovo ospedale, vuole vederci chiaro sul bando da oltre 9 milioni di euro più Iva per l’esecuzione del progetto definitivo. Sempre che a interrompere tutto non arrivi prima una decisione del Tar, dove pende il ricorso presentato dal comitato per Carignano e dall’associazione ambientalista Vas.
@gigi_gno