Un car guy francese che rappresenta il primo produttore giapponese al salone di Tokyo? Solo qualche anno fa, sarebbe stato impensabile. Eppure, a fare gli onori di casa sullo stand Toyota al Big Sight c’era lui, Didier Leroy: già numero uno della filiale europea e da aprile 2015 executive vice president mondiale. Ma soprattutto, e questo dà la cifra di quanta strada abbia fatto, il primo non giapponese a sedere nel board Toyota. Il tempo passa, e lo straniero non è più “sporco e cattivo”, evidentemente. Ma soprattutto, sembra un’applicazione ante litteram dello #startyourimpossible, il pay-off con cui il brand giapponese si è presentato alla kermesse di casa.

Un modo anche per mettere nel mirino temporale le Olimpiadi e Paralimpiadi di Tokyo del 2020, proponendo per quella data un mobilità pulita, allargata e condivisa, anche da chi ha impedimenti fisici. “Perché vince chi intercetta i bisogni di tutti, anche di quelli che hanno più difficoltà”, sottolinea lo stesso Leroy.

Intenti che si traducono in fatti allargando lo sguardo alle novità portate al salone di casa. Tra cui si intravede anche quel che sarà il domani dell’azienda giapponese, ovvero l’idrogeno. Dopo aver fatto metabolizzare al mondo l’ibrido, ora tocca infatti alle fuel cell. Uno step ineludibile per raggiungere l’obiettivo dichiarato di arrivare al 2050 facendo emettere alla propria flotta il 90% in meno di anidride carbonica rispetto ai livelli del 2010. E possibilmente estendere il concetto anche al rifornimento energetico di case e infrastrutture varie. Troppo avveniristico per l’Italia? Forse, ma intanto nel 2018 diverrà operativa una stazione di rifornimento per l’idrogeno a Milano, seguita poi da una seconda a Roma. Hai visto mai.

Comunque sia, sono due le proposte sul tema. La prima si chiama Fine-Comfort Ride ed è una sorta di van premium lungo 4,85 metri: ha un motore elettrico su ognuna delle ruote, e il battery pack è alimentato da un serbatoio di idrogeno (più avanzato di quello della berlina Mirai) che garantisce fino a mille chilometri di autonomia. Si ricarica al massimo in 5 minuti e, come dice il nome, dentro l’abitacolo tutto gira intorno al benessere del passeggero. E’ naturalmente una concept car, che tuttavia potrebbe vedere la luce commerciale tra il 2025 e il 2030.

La seconda è un autobus che si chiama Sora (Sky, Ocean, River, Air): all’alimentazione a fuel cell, con due serbatoi e un’autonomia di 200 km, aggiunge un tocco di guida autonoma, visto che ha telecamere e sensori che gli consentono di viaggiare in modalità “convoglio” dietro ad altri bus senza conducente. Ha accessi facilitati per disabili e Toyota conta di metterne su strada 100 a Tokyo partendo dal 2018 e arrivando al 2020, anno dei giochi olimpici. Costerà circa 4 volte un autobus normale ma già ci sono accordi col governo giapponese, che contribuirà alle spese.

L’altro versante della proposta Toyota coinvolge la tecnologia che garantisca una mobilità accessibile per tutti, di cui abbiamo parlato sopra. Una proposta molto nutrita, visto che si tratta di tre prototipi, per quella che si potrebbe definire gamma “i”. Il primo è la “Concept-i”, un’avveniristica berlina a quattro posti con motore elettrico e autonomia di 300 km, con portiere ad ali di gabbiano ed accesso facilitato. Ad essere più facile è nondimeno la stessa guida, visto che potrà contare su un assistente molto speciale: un’intelligenza artificiale che riconosce l’umore dei passeggeri e predispone di conseguenza abitacolo e percorso. Un “Agent”, come lo chiamano i tecnici Toyota, in grado di migliorare sicurezza e comfort, che verrà messo alla prova con una sperimentazione su strada a partire dal 2020.

C’è poi la “Concept i-Ride”, una sorta di mini car lunga due metri e mezzo creata per accogliere persone in carrozzina (che trova posto a bordo) o con disabilità grazie alle porte scorrevoli. Anche in questo caso la propulsione è elettrica, ma l’autonomia più bassa: 150 chilometri. Non ci sono pedali o comandi, eccetto un doppio joystick con cui gestire velocità e direzionalità. E naturalmente, anche qui, l’intelligenza artificiale di cui sopra ad assistere “pilota” e passeggero.

Ultima nota per la “i-Walk”, una specie di Segway a tre ruote alimentato a batteria (autonomia fino a 20 km): ci si accomoda sulla pedana e lo si gestisce tramite il “manico”, dove tra l’altro arrivano i segnali luminosi e sonori del solito Agent di cui sopra che vigila sulla presenza di ostacoli (soprattutto persone visto che l’utilizzo è previsto in aree pedonali) ed è in grado di evitarli autonomamente. Occhio a non correre troppo però…

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Polestar 1, debutta a Shanghai l’ibrida da 600 cavalli del nuovo marchio sportivo di Volvo – FOTO

next
Articolo Successivo

Portogallo, droni e guida autonoma. La sperimentazione high-tech è qui

next