Quando sono apparsi i cinquestelle, per chi difende il diritto alla tutela della salute pubblica – minacciata dalle radiazioni elettromagnetiche – è stato come un barlume di speranza: a differenza dei conclamati lobbisti in carriera, pensavamo, questi ti stanno a sentire. In occasione dell’ultimo ballottaggio capitolino, insieme ad associazioni di malati, medici e ricercatori, i consiglieri cinquestelle alla Pisana organizzarono un convegno in Regione Lazio – io stesso fui invitato come moderatore – per denunciare i rischi da elettrosmog per la popolazione. A quell’evento fece eco Chiara Appendino con un chiacchierato tweet in cui per la prima volta un sindaco di una grande città sollevava il tema della pericolosità delle microonde Wi-Fi. All’epoca mi spinsi a scrivere che una smart city adotta politiche sanitarie cautelative e non rischiose strategie tecnologiche fatte passare come progresso.

Sin qui la speranza. Poi, una volta insediatasi la sindaca Virginia Raggi, è toccato al Codacons sollevare il dubbio che qualcosa potesse non andare per il verso giusto: Carlo Rienzi propose la nomina di Livio Giuliani come assessore all’Ambiente in Campidoglio, noto fisico a cui si deve molto nella battaglia per imporre soglie stabilite per legge sul campo elettrico emesso dalle antenne di telefonia mobile (al netto dei machiavellismi 6 V/m, tra i più bassi d’Europa). Risultato? Nulla di fatto. E’ andata in fumo anche una mia consulenza offerta ad un gruppo consiliare dell’area Roma Metropolitana a cui avevo girato i materiali per la stesura di una mozione precauzionista per dismettere il Wi-Fi dalle scuole pubbliche – i nostri figli sono sempre più a rischio in “aule elettromagnetiche” – optando per il più sicuro cablaggio di rete (previsto dal decreto Galletti di gennaio: molte scuole virtuose si stanno adeguando e il Comune di Brescia le ha già cablate tutte).

Ancora un buco nell’acqua, dunque. La ciliegina sulla torta è recente: per mano di Virginia Raggi, Roma Capitale ha stipulato un protocollo d’intesa per l’avvio della sperimentazione di tecnologie 5G e Wi-Fi (dal 2018), in barba all’appello internazionale lanciato alla Commissione Europea da poco meno di 200 tra medici e scienziati di tutto il mondo che hanno chiesto una moratoria per l’uso delle frequenze 5G per i pericoli che queste possono comportare in aggiunta ai segnali (ancora attivi) di ETACS, GSM 2G, 3G, 4G e Wi-Fi, preoccupati per le eventuali conseguenze sanitarie di un’irradiazione senza precedenti nella storia dell’umanità.

Auspicando l’applicazione di una teorica democrazia partecipata, A.M.I.C.A. (battagliera nella rivendicazione dei diritti di cittadini elettrosensibili, e non solo) ha scritto al sindaco Raggi chiedendo un incontro, sottolineando come ormai “la letteratura scientifica dimostra chiaramente il danno dovuto a campi elettromagnetici ben al di sotto degli attuali limiti di legge, concludendo che un limite accettabile per la sicurezza della salute è 0,6 V/m. Alcuni studi scientifici, peraltro, hanno concluso che le radiazioni da radiofrequenza e da microonde emesse dalle tecnologie senza fili, sono da considerarsi ‘Cancerogeni certi per l’Uomo’ ovvero sono da inserire nella Classe 1 dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro”. In un’altra nota si legge poi come “siamo consapevoli delle pressioni che la classe politica riceve da parte delle multinazionali delle telecomunicazioni, ma la responsabilità civile e morale di un politico è quella di informarsi e di prendere decisioni indipendenti per il bene della salute pubblica”. Se così non fosse, più che una ventata di novità, i 5 Stelle si tramuterebbero in un film già visto, un deludente dèjà vu.