Pronto ad autorizzare l’apertura degli archivi e a divulgare documenti rimasti a lungo segreti sull’assassinio del presidente John F.Kennedy nel novembre del 1963. A dare l’annuncio è stato lo stesso presidente Usa Donald Trump con un tweet scritto nelle scorse ore e in cui dice di essere disponibile all’operazione a meno che “non riceva diverse indicazioni”. In un primo momento era stata la rivista Politico a citare l’amministrazione di Trump e altri funzionari del governo statunitense dicendo che il presidente avrebbe quasi certamente bloccato la diffusioni di informazioni da alcune delle migliaia di file classificati (circa 3100 file con decine di migliaia di pagine inedite), che l’archivio nazionale degli Stati Uniti ha in programma di diffondere entro il 26 ottobre. Nel 1992 infatti, venne emanata una legge che autorizzava la pubblicazione dei documenti sull’assassinio, ma fissando una data in cui sarebbe avvenuta la rivelazione completa dei file: questo era stato previsto appunto per il 26 ottobre 2017.

L’assassinio del 22 novembre 1963 ha interrotto bruscamente i 1.000 giorni della presidenza di Kennedy diventati noti come ‘Camelot’. Kennedy aveva 46 anni e rimane uno dei presidenti più amati degli Stati Uniti. Migliaia di libri, articoli, spettacoli televisivi, film e documentari sono stati prodotti sul suo assassinio e la maggioranza degli americani continua a diffidare da prove ufficiali che indicano Lee Harvey Oswald come unico killer. Malgrado gli interrogativi dell’inchiesta ufficiale e le teorie che sostenevano che la criminalità organizzata, Cuba o un gruppo di agenti segreti fossero coinvolti, i teorici della cospirazione devono ancora produrre prove convincenti sul fatto che Oswald abbia agito insieme a altri. Nel corso degli anni, gli archivi nazionali hanno reso pubblici la maggior parte dei documenti relativi al caso, ma restano ancora decine di migliaia di pagine ancora secretati e solo Trump ha l’autorità di decidere se possano essere pubblicati. Il “Washington Post” e altri media hanno citato alcuni funzionari dicendo che le agenzie governative hanno fatto pressioni su Trump perché non dia il via libera alla diffusione di alcuni dei documenti, sostenendo che potrebbero avere ripercussioni su alcune operazioni di intelligence.

Ad alimentare le teorie cospirative fu innanzitutto il film “Jfk. Un caso ancora aperto”, con cui nel 1991 Oliver Stone ha tentato di smontare la conclusione ufficiale cui giunse la Commissione Warren istituita dal governo, e cioè che il solo a sparare e ad uccidere Kennedy fu Lee Harvey Oswald. Nella pellicola si sostiene invece che a uccidere il presidente Usa John Fitgerald Kennedy fu un complotto pianificato dai più alti vertici della Cia, con la complicità dell’Fbi, del Pentagono, in collaborazione con la mafia americana, la polizia di Dallas, i cubani anti Castro e con l’avallo dell’allora vicepresidente Lyndon B. Johnson, allo scopo di poter proseguire la guerra del Vietnam a vantaggio delle gerarchie militari e dei fornitori di armi.

Il film è costruito così bene da accreditare la versione cospirativa quasi come una versione ufficiale, tanto che ancora oggi la maggioranza degli americani crede all’ipotesi del complotto, che in 54 anni ha dato vita a decine di teorie diverse, libri, documentari, inchieste, dibattiti. Fu proprio quel film a spingere il Congresso – con un presidente che era stato capo della Cia, George H.W. Bush – ad approvare l’anno dopo una legge per dissipare i sospetti di un simile complotto, rendendo pubblici milioni di documenti legati all’assassinio di Kennedy nel 1963. Ma non tutti i file sono stati resi noti, ce ne sono ancora 3100 che ora Donald Trump intende svelare, senza usare il suo potere di prorogarne la segretezza oltre i 25 anni previsti.

Il film parte dalla sfortunata indagine del procuratore distrettuale di New Orleans Jim Garrison (interpretato da Kevin Kostner), sollecitata anche dalle incongruenze e imprecisioni del rapporto Warren. Il magistrato tenta di dimostrare le proprie tesi riuscendo a processare Clay Shaw, un importante uomo d’affari che sembra collegato all’omicidio di Kennedy ed alla Cia, e con l’aiuto dello storico filmato di Abraham Zapruder propone uno scenario con tre diversi esecutori, i quali, con un attentato realizzato attraverso la tattica del fuoco incrociato, avrebbero ucciso Jfk con 6 spari, invece dei 3 stabiliti dalla Commissione Warren. Ma Shaw viene prosciolto da ogni accusa e la ricerca della verità si ferma.