PSA taglierà 400 posti di lavoro nello stabilimento inglese di Ellesmere Port, dove viene prodotta la Opel Astra e l’omonimo modello a marchio Vauxhall, emanazione inglese del brand tedesco: si tratta del primo atto della “razionalizzazione” che farà seguito al matrimonio PSA-Opel, avvenuto lo scorso agosto.

Come riporta Autonews, la nuova proprietà manderà a casa circa il 25% dell’attuale forza lavoro della fabbrica in questione: una misura che, come sostiene il gruppo transalpino, si è resa necessaria per aumentare la competitività dell’impianto e far fronte al calo delle vendite Vauxhall in UK, scese del 20% dall’inizio dell’anno.

Certo è che dopo la Brexit le sforbiciate di PSA – proprietaria anche dei marchi Peugeot, Citroen e DS – non potevano che iniziare oltremanica (forse con una certa soddisfazione della UE). Tuttavia l’impressione è che lo snellimento della forza lavoro interesserà presto anche i dipendenti degli stabilimenti tedeschi di Opel, gli stessi che attraverso i sindacati avevano già espresso le loro preoccupazioni subito dopo le nozze con il gruppo parigino.

Secondo alcuni quello di PSA potrebbe essere il primo passo di un ritiro programmato del gruppo francese dall’Inghilterra: dopo l’uscita definitiva del Regno Unito dall’Europa nel 2019, diventerà poco conveniente produrre auto per l’esportazione in altri mercati qualora non venissero raggiunti accordi di libero scambio fra UE e UK. Infatti il 75% della componentistica utilizzata a Ellesmere Port viene importata dall’Europa. Dal raggiungimento dei suddetti trattati dipendono quindi i futuri investimenti di PSA in Inghilterra (e il destino della Vauxhall).

PSA ha infatti garantito che la produzione inglese di Astra continuerà fino al 2021, quando il modello attualmente a listino andrà in pensione. In seguito però, visto che la nuova generazione della compatta Opel sfrutterà meccanica PSA, la costruzione potrebbe diventare continentale.

Esiste inoltre un problema di scarsa efficienza degli stabilimenti Opel, specie se messi a confronto con quelli di Peugeot e Citroen: lo aveva specificato poche settimane fa Carlos Tavares, numero uno di PSA, parlando di “grosse lacune” e sottolineando come la situazione attuale di Opel ricordi da vicino quella che qualche anno fa aveva messo alle corde la multinazionale d’oltralpe.

L’antidoto in quel caso fu l’efficientamento del sistema produttivo, unica strada per raggiungere la sostenibilità industriale e la redditività che hanno rimesso PSA in carreggiata, rendendolo una delle aziende automobilistiche più in forma del momento: una ricetta che presto interesserà anche i poli produttivi di Opel in Germania.