In questi giorni tantissimi genitori, che nutrono riserve in ordine alla vaccinazione obbligatoria, si trovano a fronteggiare autentici drammi dinanzi all’irruenza con cui la legge n. 73/2017 è entrata nelle loro famiglie e nelle scuole. Siamo proprio certi che l’applicazione rigida e inflessibile della legge sia la via giusta e, prima di tutto, rispettosa della nostra Costituzione? Ministri, rappresentanti delle istituzioni, dirigenti scolastici lo sono e purtroppo stanno sbagliando, perché ignorano diritti fondamentali.

Nel 1994 la Corte costituzionale fu chiamata ad esprimersi sull’obbligatorietà della vaccinazione contro l’epatite virale B. In tale occasione inviò un chiaro messaggio al legislatore, fra l’altro ignorando che tale legge fosse in realtà il frutto della corruzione di solerti servitori dello Stato: auspicò che nel futuro il Parlamento individuasse e prescrivesse “in termini normativi, specifici e puntuali … gli accertamenti preventivi idonei a prevedere ed a prevenire i possibili rischi di complicanze”.

Questo invito, insieme a numerosi altri principi e dati, è stato del tutto trascurato dal legislatore del 2017, che neppure si è preoccupato di mettere mano alle tasche dello Stato per alimentare al contempo un sistema vaccinale realmente idoneo a permettere somministrazioni dei vaccini in piena sicurezza, nonostante il rischio di reazioni avverse e gravi danni (pericolo riconosciuto dal legislatore nel 1992 con tanto di legge sugli indennizzi).

Ciò detto, Governo e Parlamento non si sono dati la benché minima pena di limitare al massimo l’impatto della nuova legge su migliaia di genitori, bambini, insegnanti ed istituti, tutti proiettati in dolorose situazioni conflittuali eppure prevedibili e scongiurabili. Del resto, l’attuazione della legge n. 73/2017, così come confezionata, non poteva che abbattersi su famiglie e scuole con assoluta violenza: il legislatore, infatti, ha previsto tempistiche assurde, brevissime, assolutamente inadeguate, degne di un autentico esperimento di stampo dittatoriale.

Al riguardo non si può prescindere da quanto segue: per Costituzione e per legge i genitori, dinanzi alla prospettiva di trattamenti medico-sanitari (anche le vaccinazioni sono tali), hanno precisi diritti che richiedono del tempo per essere attuati. Già nel passato, proprio in tema di obbligatorietà delle vaccinazioni, Corte Costituzionale e Cassazione, partendo dall’articolo 32 della Costituzione, hanno precisato i seguenti diritti dei genitori al fine di tutelare la salute dei propri figli:

  • il diritto di contestare gli obblighi stabiliti dalla legge, purché siano indicate le ragioni specifiche che rendono sconsigliata o pericolosa la vaccinazione e, quindi, sia allegata la prova della sussistenza, quantomeno fondatamente putativa, di specifiche controindicazioni, potendo anche rilevare (N.B.) l’“indifferenza” della struttura sanitaria in occasione del contatto (indifferenza, come logico, sul piano della verifica dei presupposti per una vaccinazione in sicurezza);
  • il diritto, perlomeno in caso di opposizione motivata da specifiche condizioni sanitarie del minore, di accedere a tutti gli approfondimenti tecnico-sanitari del caso, ciò per verificare la fondatezza dell’opposizione.

E’ la legge stessa a mettere in conto la possibilità di esenzioni o di differimenti. Ovviamente per addurre gli “specifici motivi” del caso è imprescindibile che preliminarmente i genitori ricevano esaustive informazioni su plurimi aspetti, fra i quali: le vaccinazioni richieste (incredibilmente non specificate nelle lettere delle Asl che sono pervenute alle famiglie); le modalità della somministrazione (se con vaccini in formulazione monocomponente o combinata); i produttori del vaccino (anche solo per poter leggere il bugiardino); le patologie, temporanee e permanenti, tali da incrementare il rischio di reazioni avverse, le procedure adottate per fronteggiare eventuali reazioni; gli accertamenti preventivi idonei a prevedere ed a prevenire i possibili rischi di complicanze; esami per verificare eventuali immunità naturali; esami finalizzati ad escludere reazioni allergiche ai componenti dei vaccini; i dati statistici circa i rischi comportati dalle vaccinazioni imposte, l’eventuale emergenza epidemiologica ed i livelli di copertura.

Il diritto a ricevere tali informazioni è insito nella legge stessa, perché altrimenti rimane impossibile valutare i casi di esonero come quelli di proroga, nonché il corretto bilanciamento fra tutela della salute collettiva e tutela di quella individuale e del diritto all’autodeterminazione (bilanciamento necessario ai fini della legittimità stessa della vaccinazione obbligatoria).

D’altro canto, tale diritto ha un suo preciso fondamento costituzionale (artt. 2, 13 e 32): se è vero che ogni individuo ha il diritto di essere curato, egli ha, altresì, il diritto di ricevere le opportune informazioni in ordine alla natura ed ai possibili sviluppi del percorso sanitario cui sarà sottoposto; trattasi di informazioni che devono essere le più esaurienti possibili, idonee a fornire la piena conoscenza della natura, portata ed estensione della cura somministrata, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative; se il paziente è un minore, tale diritto opera a favore dei suoi genitori.

L’esercizio di tutti i diritti sopra menzionati richiede del tempo, molto di più dei ridicoli spazi temporali concessi dalla legge ai genitori e, soprattutto, rispetto a quelli imposti ad asili ed istituti scolastici per decidere delle sorti dei bambini circa il loro percorso educazionale. In questi giorni stiamo assistendo a genitori messi alle strette e costretti a decidere se firmare gravose impegnative o esporre i propri figli a situazioni estreme (cacciate dagli istituti comprese), senza che sia dato loro il tempo per attuare i loro diritti, od anche solo riflettere sul da farsi.

Asili nido e scuole possono interpretare la legge senza tenere conto dei diritti in questione? Ovviamente no, poiché la legge (anche la n. 73/2017!) va interpretata in senso costituzionalmente orientato e, dunque, ragionevolmente nel pieno rispetto dei predetti diritti. Detto altrimenti, non si può negare l’accesso all’asilo, se i genitori dimostrano di essersi attivati per esercitare i predetti diritti; è autentica violenza pretendere che firmino impegnative incondizionate alla vaccinazione senza avere neppure avuto modo di richiedere e poi conseguire le informazioni del caso, né senza avere avuto la possibilità di farle valutare da medici di fiducia.

Chi nega ai genitori tali diritti deve sapere che sta esponendo la propria amministrazione, sanitaria o scolastica, ad un significativo rischio di giudizi e a future richieste risarcitorie anche importanti, senza contare, sul piano umano, i pregiudizi morali e psicologici inferti a genitori e magari pure ai bambini, laddove allontanati dagli istituti. E’ anche lesivo della personalità e del principio di autodeterminazione costringere i genitori a sottoscrivere moduli con cui, pur di scongiurare l’allontanamento da scuola, si impegnano incondizionatamente a sottoporre i propri figli alle vaccinazioni. Altro che “furbi”, come infelicemente definiti da una ministra.

La cieca rigidità delle istituzioni non paga, produce solo inefficienza, offende e danneggia le persone. E’ invero grave che le istituzioni tutte (dai ministri ai politici locali, dalle ASL alle scuole) mostrino di avere scordato tutti quei diritti fondamentali (per lo più pure “inviolabili”) che eppure devono trovare imprescindibile rispetto allorquando si interviene sulla salute delle persone, sulla vita di genitori e bambini, sull’accesso al sistema scolastico.

La foga governativa, ben sostenuta in Parlamento e confluita nella legge, non si sposa con i diritti: li calpesta, li ignora. E’ allora preoccupante l’assenza di indignazione da parte di tanti (giornalisti blasonati, medici ed avvocati compresi), gli stessi che in un passato recente non avrebbero esitato a scendere in piazza contro l’ex Cavaliere per molto meno.