Stiamo assistendo ad un’enorme espansione di forniture di gas russo verso l’Asia che minerà – se ce ne fosse bisogno! – il raggiungimento di emissioni di CO2 previste dall’accordo di Parigi. Anche se è vero che al momento il metano non spicca ai primi posti del paniere energetico cinese – 62% carbone, 19% petrolio, 13% fonti non fossili e 6% gas – è anche vero che entro il 2030 dovrà salire al 15% e l’import, già entro il 2020, dovrebbe raddoppiare. L’intenzione è di coprire l’aumento di domanda con la produzione interna. Insomma, la Cina è interessata all’oro blu russo con prudenza, tant’è vero che Gazprom e l’omologa cinese Ncp hanno firmato sì un’intesa di massima per una seconda linea dalla Siberia – lo spezzone occidentale da 30 miliardi di metri cubi l’anno – ma senza arrivare ad un accordo commerciale. Per inquadrare il nocciolo della contesa basteranno due dati tratti da un’analisi del quotidiano economico Vedomosti: al tempo della firma dell’accordo sul gasdotto Forza della Siberia 1000 metri cubi di gas in Asia costavano 600 dollari, mentre oggi vengono ‘solo’ 270; d’altra parte, produrre 1000 mc di gas di scisto costa alla Cina fra i 90 e i 150 dollari, mentre a Gazprom non più di 20. Il gas russo quindi dissuade i cinesi da fare investimenti in shale gas.

La Cina, ad ogni modo, per la Russia non è l’unico mercato di sbocco a Oriente. L’India e il Giappone, infatti, sono le due altre grandi nazioni affamate di gas e ad oggi sconnesse dai gasdotti. Il ministro dell’Energia russo Alexander Novak ha firmato, nel corso dell’ultimo Forum Economico di San Pietroburgo, un memorandum d’intesa della durata di 5 anni con i rispettivi colleghi di Pakistan, Iran e India per portare il gas naturale russo (o iraniano, dettaglio non da poco) nel subcontinente indiano. Gazprom avrebbe già selezionato due possibili rotte con costi di realizzazione compresi fra i 5,7 miliardi di dollari e i 16,5 miliardi, a seconda delle opzioni. Il premier indiano Narendra Modi è stato l’ospite d’onore del Forum. Il progetto attuale prevede di affidare alle compagnie nazionali “uno studio di fattibilità che individui le opzioni di realizzazione e l’approvvigionamento delle risorse”. Nel caso in cui le compagnie dovessero decidere di andare avanti, si passerà agli accordi intergovernativi. Ma anche qui tra il dire e il fare c’è di mezzo la geopolitica. “L’America – secondo le notizie dell’Express – per ora è riuscita a bloccare il gasdotto attraverso il Pakistan ma si parla già di una condotta fino agli Emirati Arabi e da lì in India”. La guerra tra Mosca e Washington è dunque viva e vegeta pure sul fronte orientale, dove gli Usa – similmente a quanto accade in Europa – contano di incassare anni di rapporti privilegiati quando di non vera e propria tutela come nel caso del Giappone.

Il Giappone importa il 100% del gas che consuma e lo fa per via delle navi gasiere: ‘allacciarsi’ alla Russia potrebbe garantirgli un sontuoso sconto sulla bolletta. Gazprom ha già ricevuto richieste in questo senso e i tecnici sono al lavoro. Non è facile. I fondali del Pacifico, in piena zona sismica, non sono dei più adatti e i costi potrebbero superare i benefici. Far entrare il Giappone fra i propri clienti per il Cremlino è però senz’altro allettante.

Oltretutto, anche se è vero che la Russia ricorre assai più ai gasdotti che alle imbarcazioni per il gas liquefatto, ora c’è un sorprendente asso nella manica: lo scioglimento dei ghiacci. Infatti il riscaldamento globale riduce la massa di acqua congelata. Si apre così la tratta dalla Norvegia a Oriente e il passaggio attraverso lo stretto di Franklin lungo la rotta artica diventa sempre più percorribile. A fine agosto una nave cisterna russa ultramoderna carica di gas liquefatto ha attraversato per la prima volta le acque congelate dell’Artico russo senza un rompighiaccio che le aprisse la strada. Una rivoluzione che potrebbe inaugurare una nuova epoca per il trasporto delle merci, ma che potrebbe ulteriormente contribuire, secondo un criterio esponenziale, all’inquinamento e al consumo di energia in una zona ancora incontaminata del pianeta.

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