Decine di posti di blocco per fermare un uomo, sempre lui, Younes Abouyaaqoubil principale ricercato per la strage compiuta sulla Rambla di Barcellona dalla cellula jihadista di Ripoll. Domenica mattina, la polizia catalana – pur non avendo idea di dove si trovi il terrorista – ha dispiegato oltre sessanta uomini nella città di origine di molti dei baby-terroristi e a Manlleu, vicino alla capitale della Catalogna, alla ricerca del 22enne che probabilmente guidava il furgone-killer che ha ucciso 13 persone. Era il piano B della cellula “con legami europei”. Senza lo scoppio nel covo di Alcanar, infatti, sospettano l’inquirenti, avrebbero potuto provocare centinaia di morti “in diversi attacchi”. Tra cui uno, si suppone, alla Sagrada Familia. Obiettivo però al momento non confermato dalla polizia catalana, che ha comunque il sospetto poiché – riporta El Confidencial – all’interno del cellulare di uno dei terroristi sono state ritrovate immagini della basilica. Intanto l’ufficio spagnolo per la persone scomparse ha comunicato che Julian Cadman, il bimbo di 7 anni disperso dopo l’attentato, è rimasto ucciso nell’attacco: è la 15ma vittima. Sabato i media spagnoli avevano invece riferito che il bambino, madre filippina e padre australiano, era stato ritrovato in un ospedale.

Il punto della polizia – Quale sia al momento lo stato delle indagini lo ha spiegato il capo dei Mossos d’Esquadra Josep Lluis Trapelo, in una conferenza stampa: “Si ignora dove si trovi Abouyaaquob – ha detto – e non siamo in grado di affermare con certezza se era lui alla guida del furgoncino”. È certo invece che nel covo di Alcanar “vi erano oltre 120 bombole“, non 106 come trapelato sabato, e sarebbero servite per “uno o più attacchi Barcellona” previsti sempre per giovedì scorso. L’esplosione della base logistica ha cambiato i piani “ma non la voglia di far male”. Dopo la deflagrazione dell’appartamento, ha aggiunto Trapelo, sono stati ritrovati “i resti di tre persone”. Lì, secondo le indagini, i terroristi si preparavano “da oltre sei mesi”. Il maggiore dei Mossos ha spiegato poi che la cellula “aveva legami con alcuni Paesi europei ma non possiamo dire quali”.

El Confidencial: “Hychami in Francia l’11 agosto” – Una lunga inchiesta di El Confidencial ha ricostruito le ultime settimane della cellula che, secondo il giornale spagnolo, avrebbe messo a punto i dettagli dell’attacco a metà luglio durante un viaggio a Mrirt, in Marocco, al quale hanno partecipato molti dei suoi membri. E l’obiettivo, si legge, era probabilmente la Sagrada Familia, poiché all’interno del cellulare di uno dei membri della cellula sono stati ritrovate “foto della basilica”. Inoltre, aggiunge la lunga inchiesta di El Confidencial, gli inquirenti sono praticamente certi che lo scorso 11 agosto Mohamed Hychami, uno dei cinque uccisi a Cambrils, si trovasse in Francia: la sua carta, infatti, risulta essere stata utilizzata per pagare un pedaggio a La Junquera, comune spagnolo situato al confine.

Le tre macchine ricercate – Forse anche per questo gli agenti, scrive il quotidiano La Vanguardia, stanno cercando tre auto legate agli attacchi a Barcellona e Cambrils, dove è morta una 14esima persona. Si tratta di una Seat Ibiza grigia dell’anno 2002 con targa 2538 BWK, una Volkswagen Touran del dicembre 2005 con targa DTS 2013 e una Renault Clio, con targa francese 819CDH06 o CW214SV.  La polizia spagnola ha intensificato i controlli proprio al valico di frontiera con la Francia di La Junquera, lo stesso utilizzato da Hychami, per impedire un possibile passaggio nel Paese vicino del terrorista. Non a caso, scrive il settimanale Le Journal du Dimanche, le forze dell’ordine francese sono alla ricerca di Abouyaaquoub. Citando una fonte anonima delle forze di sicurezza, il magazine dice che sono state poste “tutte le misure” per dare la caccia al terrorista. Al momento, non vi sono legami della cellula spagnola con la Francia. Tuttavia, come ricorda il settimanale, i servizi segreti francesi stanno controllando un numero di telefono francese trovato nella lista dei contatti di uno dei sospetti, senza che però ora si possa parlare di complicità.

Volevano un massacro anche a Cambrils – “I cinque terroristi fermati a Cambrils volevano accoltellare chiunque trovassero sul loro cammino”. Questo era il piano, secondo quanto scrive El Pais citando alcuni inquirenti che partecipano alle indagini affidate al magistrato Fernando Andreu. Martedì, afferma sempre il quotidiano spagnolo, il magistrato dovrebbe interrogare i quattro presunti terroristi detenuti. Si tratta di Driss Oubakir, Sahal El Kabir, Mohamed Aallaa e Mohamed Houli Chemlal, l’unico sopravvissuto all’esplosione del covo usato dalla cellula per preparare la strage. I Mossos, che hanno già sentito i quattro, hanno affermato di aver ricevuto “elementi utili all’inchiesta”.

Si indaga sull’auto che forzò il posto di blocco – Dopo giorni di smentite – e pur continuando a tenere le indagini separate – la polizia catalana ritiene ora “possibile” che la Ford Focus che forzò un posto di blocco sulla Diagonal poche ore dopo l’attentato sia collegata a quanto accaduto sulla Rambla. La macchina riuscì a superare l’alt degli agenti, ferendone uno, e venne poi rintracciata a Sant Just Desvern, a qualche chilometro di distanza. Nessuna traccia del conducente, mentre sul sedile posteriore, c’era il corpo senza vita del proprietario, Pau Perez, un cooperante di 34 anni. Se dovesse essere confermato che a uccidere l’uomo a coltellate per usare l’auto durante la fuga sia stato uno degli appartenenti alla cellula, Perez sarebbe la quindicesima vittima dell’attentato.

Mossos d’Esquadra: “Forse 3 morti ad Alcanar” – La polizia catalana ha spiegato anche di lavorare all’ipotesi che a formare il commando protagonista dell’attacco a Barcellona fossero 12 persone. Tre sono le persone morte nell’esplosione dell’appartamento di Alcanar, dove sono state trovate tracce di esplosivo ‘Madre di Satana’ e 106 bombole di gas. Due sono state identificate. Tra le vittime potrebbe esserci l’imam Abdelbaki Es Satty, ritenuto l’imam che ha creato la cellula jihadista e con conoscenze nel mondo dell’islam radicalizzato legato alle stragi di Atocha e Nassiriya.

La messa nella Sagrada Familia – Si è tenuta domenica mattina nella basilica della Sagrada Familia la solenne messa in ricordo delle vittime dell’attacco. Alla cerimonia, officiata dall’arcivescovo di Barcellona Joan Josep Omella, assistono i sovrani di Spagna, re Felipe VI e la regina Letizia, e il primo ministro Mariano Rajoy, rappresentanti di paesi esteri e migliaia di cittadini.

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