Una volta c’era solo il summit fra le nazioni più industrializzate (il famoso G8, ultimamente G7 per l’estromissione della Russia). Adesso ci sono summit in continuazione fra le nazioni più disparate (ma sempre ricche), senza contare gli incontri ristretti a due, o a tre fra capi di stato o di governo.

Ma quanto costano ai cittadini questi incontri di alto livello? Quanto costano le misure di sicurezza poste in atto nelle città ospitanti, oggi più che mai con il timore di attentati che aleggia? Quanto costano in termini di inquinamento gli spostamenti?

Lasciamo perdere per un momento la considerazione che le politiche sono dettate dai grandi gruppi economici e che i “grandi” si fanno latori o ratificano decisioni prese altrove. Lasciamo perdere anche il fatto che è brutto vedere un ristrettissimo gruppo di nazioni che si incontrano per decidere le sorti dell’intero pianeta. Ma mi domando: con la crisi globale, con il global footprint non sarebbe il caso di sostituire gli incontri con delle teleconferenze (possibilmente in streaming) e inviarsi i documenti con la posta certificata?

Non sarebbe questo uno dei modi per dimostrare un minimo di sensibilità per i problemi del pianeta? Evidentemente però la volontà dei cosiddetti “grandi” va proprio nella direzione opposta: dimostrare di incontrarsi materialmente, stringersi la mano, darsi pacche sulle spalle, sorridenti, in posa per le foto di gruppo. I leader pensano che tutto ciò, nel nostro mondo dell’apparire, dia tranquillità ai cittadini. Senza contare che per qualche giorno si fa girare l’economia della città ospitante, caso mai ce ne fosse bisogno (ma sugli esiti non sono tutti d’accordo).

Beh, io la penso diversamente. Guardiamo i costi sostenuti solo negli ultimi due summit.

Il G7 di Taormina del 26 e 27 maggio, per ammissione del governo, è costato alle tasche di noi contribuenti 55 milioni di euro: 45 milioni tra lavori ed esigenze di sicurezza più 10 milioni per “due strutture di missione”.

Mentre, secondo il quotidiano economico tedesco Handelsblatt, il recente G20 di Amburgo del 6 e 7 luglio è costato alla sola Germania dai 185 ai 204 milioni di euro, senza contare quelli che saranno stati i costi indotti dalle manifestazioni dei giovani presenti in città per protestare soprattutto contro i cambiamenti climatici. Nessuno saprà mai quantificare il costo totale delle delegazioni provenienti da ogni angolo del pianeta per solo due giorni di incontri.

Il capitalismo è quello che è, lo sappiamo: lo sfruttamento dell’uomo e delle risorse finché ce n’è, ma almeno a livello di immagine si potrebbe rinunciare al gigantismo e allo spreco.

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