Il progetto per la moschea di Sesto San Giovanni è stato definitivamente accantonato dal neosindaco di centrodestra Roberto Di Stefano. Una decisione annunciata, resa ufficiale nei giorni scorsi e capace di far esultare Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Mariastella Gelmini.

Una scelta che, se può far contenta la destra islamofoba, non può non mostrare tutte le sue contraddizioni e la sua leggerezza. In un momento nel quale la necessità di controllo democratico sulle attività religiose presenti sul territorio nazionale è sempre più forte, condannare all’oblio la comprensibile richiesta di luoghi di culto da parte di persone già residenti in Italia, oltre che la negazione di un diritto rappresenta una scelta pericolosa.

Condannando al ritiro spirituale in cantine e scantinate decine e decine se non centinaia di persone si rinuncia ad una azione di responsabilità condivisa e di sorveglianza istituzionale che deve essere propria dello Stato, delle Regioni e dei Comuni. Impedendo ai culti religiosi di mostrarsi alla luce del sole e di mostrarsi apertamente il rischio, presentissimo, è quello di sdoganare la clandestinità spirituale, di favorire fenomeni di radicalizzazione e marginalizzazione.

Il terrorismo si sconfigge solamente con l’integrazione nella società e con efficaci misure di controllo. Con questa decisione la giunta di centrodestra ha cancellato entrambi, nella speranza di soddisfare la sete di anti-islamismo presente nella società. Una misura che non aiuta la cittadinanza, che non cancella la forte presenza islamica presente sul territorio ma che la condanna ad una marginalità assolutamente dannosa anche per i cittadini italiani.

Insomma, se il buongiorno a Sesto si vede dal mattino, possiamo tranquillamente dire che alla periferia di Milano è calata una notte profonda, ideale a favorire una volta di più il sonno della ragione.

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