La ministra Valeria Fedeli nei giorni scorsi ha annunciato che quest’anno la scuola partirà in maniera “ordinata”, ma a mettere il bastone tra le ruote al Miur sono proprio i dirigenti scolastici. Mercoledì scorso 298 capi d’istituto di tutt’Italia hanno preso carta e penna per denunciare la paralisi degli uffici scolastici e per protestare contro la decisione di rinviare la data di compilazione delle graduatorie dei docenti di seconda e terza fascia. Una protesta contro il ministero scoppiata anche in Umbria dove oltre novanta presidi di scuole di ogni ordine e grado hanno comunicato che non compileranno il portfolio necessario al processo di valutazione dei dirigenti. Un focolaio che non sarà facile spegnere e che rischia di compromettere l’impegno che la ministra ha preso con le famiglie degli studenti e con i docenti.

Secondo la truppa dei 298, i problemi sarebbero davvero tanti: dalle segreterie al collasso costituite da supplenti che hanno terminato il contratto il 30 giugno, alla mancata assistenza degli uffici legali dei livelli regionali del Miur, alla carenza di personale nelle segreterie con una formazione specifica. Non solo. I dirigenti lamentano il fatto che in questo periodo in cui devono preoccuparsi di far partire le lezioni a settembre in realtà sono anche impegnati negli esami di Stato, nelle operazioni concorsuali oltre a essere spesso reggenti in altre sedi.

Tra le criticità che vivono quotidianamente i presidi menzionano le incombenze legate alla chiamata diretta, all’attribuzione del bonus premiale dei docenti, la gestione delle ferie del personale di segreteria: “Gestire istituzioni – scrivono i 298 – con spesso più di 150 dipendenti tra docenti e personale Ata in assenza di reali figure di middle management” è impossibile. “I collaboratori attuali – sottolineano i presidi – sono retribuiti in maniera del tutto simbolica dal fondo di istituto, e la struttura così come è creata comporta che il dirigente possa operare solo in presenza di qualche docente disponibile a fargli un favore”.

Critiche che arrivano anche dall’Umbria dove i capi d’istituto di oltre novanta scuole sono passati dalle parole ai fatti rifiutandosi di compilare il portfolio. Una decisione presa per “la mancanza di reali strumenti per un efficace governo del sistema scuola, per l’esiguità di risorse umane e finanziarie a supporto del miglioramento, ma anche per l’impossibilità di stabilire con certezza e precisione gli obiettivi e le priorità del rapporto di autovalutazione a causa dell’inesattezza e dell’incongruenza dei dati forniti dal Miur”.

Come gli altri presidi anche i colleghi umbri alzano la voce contro l’ “aggravio di incombenze di carattere burocratico come monitoraggi e reiterate richieste di dati già in possesso dell’amministrazione”. Un appello alla ministra Fedeli destinato, secondo le organizzazioni sindacali, a coinvolgere altri istituti: “Non ce la facciamo più – scrivono – e non possiamo più continuare a vedere aumentati oneri e responsabilità, senza le adeguate risorse di competenza, umane, di tempo, di figure adeguate all’interno della scuola, e senza la adeguata retribuzione”.

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