Le elezioni sono sì da annullare, ma solo per quanto riguarda il ballottaggio. Il primo turno con annesse le votazioni per i consiglieri comunali può invece essere convalidato. Stanno diventando un vero e proprio incubo le amministrative di Trapani del 2017. Dopo il mancato raggiungimento del quorum al secondo turno – con il candidato del Pd, Pietro Savona capace di perdere da solo  – adesso la cervellotica legge elettorale siciliana ha scatenato un vero e proprio rebus interpretativo: la mancata convalida del ballottaggio porta ad annullare anche le elezioni dei consiglieri scattate al primo turno?

In un primo momento sembrava di sì, almeno stando a sentire l’assessore regionale agli Enti locali, Luisa Lantieri. In teoria dunque dalla Regione Siciliana  sarebbe arrivato un commissario per svolgere i compiti di sindaco, giunta e consiglio comunale per i prossimi dodici mesi. Tutto troppo semplice però. E infatti adesso spunta il governatore Rosario Crocetta a confondere le acque. “Non sono d’accordo con le valutazioni fatte da molti in questi giorni, che la mancata elezione del sindaco, com’è il caso di Trapani, determini automaticamente la mancata elezione del consiglio comunale. I cittadini trapanesi al primo turno hanno votato sindaci e consiglieri comunali, con un’elezione che è stata giudicata valida. La norma che prevede la proclamazione per i consiglieri dopo l’elezione del sindaco è una norma tecnica che deriva da ragioni legate all’attribuzione del premio di maggioranza per una parte residuale del consiglio”, dice il presidente della Sicilia, smentendo praticamente il suo assessore. Crocetta, però, non è evidentemente un esperto di sistemi elettorali e infatti sottolinea come la sua sia “una posizione politica che non pretende certamente di avere alcun valore tecnico“.

A questo punto, dunque,  l’unico organismo in grado di sciogliere la matassa sull’interpretazione delle norme diventa la commissione elettorale e in subordine il tribunale amministrativo regionale. Nel frattempo è già cominciato il toto nome sul commissario che la Regione dovrà nominare entro pochi giorni: il favorito per l’incarico potrebbe essere l’ex procuratore di Palermo, Francesco Messineo, che ha già fatto il commissario nella vicina Castelvetrano. Se dovesse essere nominato l’ex capo dell’ufficio inquirente palermitano troverà già due pesantissime scadenze sulla sua scrivania:  dovrà trovare i soldi per il co-marketing per evitare che Ryanair abbandoni lo scalo di Birgi e anche quelli per coprire il disavanzo di 3,6 milioni di euro nel bilancio, non approvato. Intanto dopo giorni di assoluto silenzio il sindaco uscente, Vito Damiano, non ricandidato dal centrodestra, decide di tornare a parlare. “In questi cinque anni di mandato – dice all’agenzia Ansa – ho avuto condizionamenti, dall’esterno del palazzo ma sopratutto dall’interno”. Pressioni politiche o mafiose? Damiano, che è un ex generale dei carabinieri, non si espone:”Condizionamenti. Non dico altro“.

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