“I compiti vanno in vacanza” oppure “Mezz’ora di compiti e poi vacanze”. Sono solo un esempio dei titoli di libri per i compiti delle vacanze che mamme e papà stanno acquistando in questi giorni prima di partire per le ferie. Gli insegnanti si sono puliti la coscienza scegliendo un bel pacchetto compiti che include tutte le materie: qualcuno ha persino “minacciato” una bella verifica sui compiti delle vacanze al rientro in classe. Mamma e papà, anche per quest’anno, non devono pensare a nulla se non a comprare in tempo questo libro e semmai a settembre se proprio qualche compito non sarà fatto….mamma si metterà una mano al cuore.

La verità è che non abbiamo ancora compreso che quei compiti non servono assolutamente a nulla. E’ arrivato il momento di non farli più, di buttare i libri, di fare una sana opposizione a questo esercizio che tranquillizza gli insegnanti ma non dona nulla in più ai ragazzi.

Iniziamo da una questione semplice: non chiamiamoli più compiti per le vacanze, ma per la vita. Anzi parliamo di esperienze. Iniziamo a ribaltare la questione: a che serve ripetere per mesi quello che si è imparato in classe?. Se si è davvero appreso, se è entrato a far parte del bagaglio delle conoscenze, non ha bisogno di essere ripetuto all’infinito. Possiamo iniziare a pensare che l’estate sia un’occasione, invece, per sperimentare quello che si è imparato?

E allora perché non andare a vedere, a toccare con mano l’Etna, il Vesuvio? Perché non andare a osservare com’è fatta la foce del fiume Po? Il compito di scienze è quello di trascorrere una notte all’osservatorio astronomico o un pomeriggio a scoprire i nomi delle piante che ci sono al parco del quartiere o al giardino botanico di Palermo? E se matematica iniziassi a farla quando vado a fare la spesa o tenendo il bilancio della famiglia durante le vacanze al mare? O ancora, è possibile usare l’inglese appreso sul banco con (per chi se lo può permettere) un soggiorno a Londra?

Non ci sarà alcuna noia nel fare queste esperienze e non servirà nemmeno il libro. Certo serve che mamma e papà si mettano bene in testa che la scuola non è finita la scorsa settimana, ma che deve continuare nella vita e che ora i maestri sono loro. Anzi loro possono fare molto più dell’insegnante quando si troveranno di fronte al fiume Tevere o nel parco del Pollino!

Lasciate quei compiti assegnati sotto il banco. Lasciate che li facciano quei maestri che ve li hanno dati. Voi, cari mamme e papà, abbiate il coraggio di fare la vostra parte, di prendervi carico di questi compiti di realtà, di queste esperienze da calare in un museo, in una mostra, in un campo di grano, in una pineta, in una chiesa o in una città alla scoperta dell’arco etrusco o in una necropoli.

Per una volta questi “male-detti” compiti trasformiamoli in “bene-detti”, in qualcosa di cui poter dire bene, di cui al rientro in classe raccontare davvero all’insegnante e ai compagni. E allora sì che la scuola avrà fatto il suo “compito”: avrà messo in moto la curiosità, l’interesse, la passione. Avrà reso vive quelle materie studiate su un libro. Avrà dato gambe alle lezioni fatte in classe.

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