“La parola rottamare non mi è mai piaciuta”. “Questa non me l’aspettavo”. Romano Prodi e Matteo Renzi non hanno risparmiato le battute durante il dibattito sul voto francese che si è tenuto alla Johns Hopkins University di Bologna con la collaborazione dell’istituto Nomisma. Il primo incontro pubblico fra i due ex premier dopo il referendum del 4 dicembre scorso, ha visto i due confrontarsi su molti temi e le divergenze si sono notate. “L’Italia è un paese stabile, penso che andrà alle elezioni al momento giusto e previsto – ha detto Prodi – Il problema è se prima di quel momento si farà una legge elettorale che possa dare stabilità in futuro”. Secondo Renzi invece le conseguenze dell’esito negativo del referendum costituzionale sono “l’instabilità e la paralisi”. “Se la legge elettorale – ha detto Renzi – invece garantisse non solo di fotografare il paese con il proporzionale puro, ma consentirne una governabilità sarebbe un passo avanti significativo”. Ma per il segretario del Pd il suo partito da solo non può fare nulla: “Non abbiamo i numeri, dipenderà anche da cosa vorranno fare gli altri. Il nostro obiettivo è consentire un sistema che permetta la governabilità”. Poi Renzi ha parlato di cultura e del bonus ai 18enni, una delle misure varate dal su governo. “La questione culturale è la questione dei prossimi 20 anni”. Ma Prodi ha un’idea un po’ diversa: “Il soft power non è il museo o il concerto, ma la scuola e l’università. Se facciamo tutti i bonus che vogliamo e poi abbiamo 140mila persone di alto livello che vanno all’estero ogni anno, il nostro soft power chi lo costruisce?”

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