Il biondo è stato “incoronato” 45imo presidente degli Stati Uniti e oggi dalle 10 alle 13 a Washington DC è prevista la Women’s March. L’iniziativa comincerà con gli interventi di avvocati per i diritti civili, artisti e leader politici e poi uomini e donne marceranno per le strade di Washington fino alla Casa Bianca.

A dare  fuoco alle polveri è stata una avvocata in pensione: Teresa Shook, non a caso soprannominata the Firestarter (la miccia) che lo scorso mese di novembre, preoccupata per la vittoria di Donald Trump, aveva postato  su Fb “che cosa succederebbe se le donne marciassero in massa a Washington nell’Inauguration day?”, poi aiutata dal figlio, aveva creato un gruppo, dando impulso a un movimento cresciuto giorno dopo giorno, fino a contare centinaia di migliaia di aderenti.

Women’s March, appoggiata anche da Amnesty International e da Planned Parenthood, è animata da un popolo anti-Tycoon che teme il conservatorismo di Trump che durante la campagna elettorale ha rispolverato i pregiudizi contro donne, immigrati, neri senza risparmiare i portatori di handicap.

Dopo che molte  attiviste afroamericane hanno accusato di parzialità l’iniziativa, sostenendo che si trattasse di una marcia di donne bianche, le promotrici hanno rassicurato che Women’s March, includerà i diritti di tutte e tutti contro ogni discriminazione a donne, neri, immigrati, omosessuali e per i diritti Lgbtqia e per “tutte quelle voci che sono state messe a tacere fino a questo momento”.

Saranno almeno 200mila le donne che manifesteranno nella capitale americana (tra cui anche molte attrici tra cui Scarlett Johansson, Ashley Judd, Patrizia Arquette, Julienne Moore) e si prevede che saranno moltissime nei 50 Stati e non solo.

In almeno 40 Paesi nel mondo (55 città) si sono organizzate 369 Sister March: dalla Penisola Antartica al Canada, dall’Argentina al Congo, dal Madagascar all’Iraq e all’Arabia Saudita e anche nelle città europee ci saranno manifestazioni in difesa dei diritti delle donne. In Italia gli appuntamenti sono tre: a Roma (Piazza della Rotonda), a Milano (Piazza della Scala) e Firenze.

E’ forse la prima volta di una mobilitazione planetaria che tesse la trama di una sorellanza fra donne che vivono condizioni profondamente differenti perché è notevole la differenza della condizione femminile tra le americane e le saudite che pure hanno dato sostegno all’iniziativa. Nonostante la differenza e la distanza tra le donne che vivono in diverse parti del mondo, il terreno su cui combattere è comune, ed è fatto  di discriminazioni più o meno profonde, di disparità di potere e nella distribuzione delle risorse, di sessismo e di misoginia. Se un domani questa battaglia sarà vinta includerà i diritti di tutte e di tutti.

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