La Banca centrale europea ha aperto un’inchiesta formale sulla fuga di notizie di venerdì, quando una fonte interna al Consiglio di vigilanza bancaria ha rivelato a Reuters che i supervisori Ue avevano deciso di respingere la richiesta del Monte dei Paschi di Siena di avere più tempo per portare a termine l’aumento di capitale da 5 miliardi. L’indiscrezione, diffusa a mercati aperti, ha fatto crollare del 10,5% il titolo Mps a Piazza Affari e precipitare il valore dei bond subordinati dell’istituto, oltre a determinare il rischio di una fuga dei depositi.

E si è inevitabilmente intrecciata con la crisi di governo italiana, determinandone un’accelerazione alla luce del fatto che a varare il decreto sul sostegno pubblico all’istituto sarebbe più opportuno fosse un nuovo esecutivo con pieni poteri. Ma la decisione di Francoforte era ancora ufficiosa, perché prima dell’ufficializzazione è necessario che il documento sia esaminato e approvato (con una procedura di silenzio assenso) dal Consiglio direttivo dell’Eurotower, composto da Mario Draghi e gli altri membri del comitato esecutivo Bce e dai governatori delle banche centrali dell’Eurozona. L’iter si concluderà dunque solo all’inizio della settimana.

Per questi motivi la Bce – che pure venerdì non è intervenuta per confermare, smentire o chiarire la notizia – ha deciso, stando a quanto riportano i principali quotidiani, di aprire un’indagine. La diffusione dell’informazione all’agenzia potrebbe configurare i reati di violazione del segreto d’ufficio, aggiotaggio e vari altri profili di abuso di mercato. Secondo il Corsera la vigilanza, se il suo no non fosse emerso prima con questa modalità, avrebbe atteso venerdì prossimo per comunicare la sua decisione finale. A quel punto il nuovo governo sarebbe stato nel pieno dei poteri, pronto ad approvare il decreto di salvataggio.

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