Damasco ha proclamato la fine della tregua. Le forze armate siriane hanno accusato i ribelli di aver sabotato l’accordo tra le parti che aveva portato al cessate il fuoco, esattamente una settimana fa. L’accordo era stato raggiunto il 10 settembre dagli Stati Uniti e dalla Russia. Le forze armate siriane avevano annunciato l’inizio della sospensione delle loro attività militari “per la durata di 7 giorni”. Uno degli obiettivi era portare aiuti umanitari, in particolare ad Aleppo.

Lo Stato maggiore delle forze armate siriane ha affermato che “il regime di tregua doveva essere una reale occasione per fermare lo spargimento di sangue, ma i gruppi terroristi armati non ne hanno tenuto conto. Non hanno rispettato l’applicazione di nessun punto (dell’accordo) e hanno invece commesso numerose violazioni. Ne sono state documentate 300 in varie zone”. L’annuncio è stato diffuso poco fa tramite i media controllati dal governo.

Il regime punta il dito in particolare contro il raid aereo della coalizione internazionale a guida Usa che sabato ha ucciso oltre 90 soldati siriani vicino a Deir Ezzor. E’ una “aggressione palese”, ha affermato il presidente siriano Bashar Al Assad, che citato dall’agenzia di stampa Sana ha detto che i raid Usa “fanno sì che aumenti il sostegno ai terroristi da parte di quei Paesi che si oppongono alla Siria”. Gli Stati Uniti si sono detti “dispiaciuti” dell’accaduto, che ha fatto aumentare il livello di tensione con la Russia, alleata del regime siriano. Assad, riporta ancora l’agenzia Sana, ha invece ringraziato Mosca e Teheran per il sostegno fornito al suo regime.

L’agenzia di stampa riferisce anche dell’incontro tra Assad e il vice ministro degli Esteri iraniano per gli Affari arabo-africani Hossein Jaberi Ansari, durante il quale si è discusso delle relazioni strategiche tra Damasco e Teheran, degli sviluppi in Siria e sul piano regionale e internazionale. Le parti ostili a Damasco, ha sottolineato Assad durante l’incontro, stanno spendendo energie e risorse per mantenere vivo il terrorismo in Siria. A questo proposito ha citato i raid Usa di sabato su Deir Ezzor. Jaberi Ansari, da parte sua, ha ribadito la determinazione iraniana a sostenere la Siria nella sua lotta al terrorismo, sottolineando che i rapporti tra Damasco e Teheran si basano su una saggia comprensione politica delle minacce regionali.

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