Nuovi tre indagati nell’inchiesta sul dissesto della Banca Popolare di Vicenza: stavolta compare anche il nome di Roberto Zuccato, attuale presidente di Confindustria del Veneto ed ex consigliere d’amministrazione della banca. All’imprenditore, per sua stessa ammissione, la procura di Vicenza contesta il concorso in aggiotaggio e l’ostacolo alla vigilanza. Gli altri due nuovi indagati sono Franco Miranda, già consigliere d’amministrazione dell’istituto e presidente di Confartigianato Vicenza, e Massimiliano Pellegrini, funzionario incaricato di stendere il bilancio.

“Nei giorni scorsi, tramite la notifica di un avviso di garanzia, ho appreso di essere indagato per concorso in aggiotaggio ed ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza nel procedimento che riguarda la Banca popolare di Vicenza – ha commentato Zuccato – Ignoro i motivi del mio coinvolgimento, ma sono certo di poter dimostrare la mia completa estraneità, avendo sempre ricoperto il mio ruolo con correttezza e trasparenza. Sono a disposizione della procura per chiarire la mia posizione”.

Il dissesto della Banca Popolare di Vicenza ha bruciato oltre 6 miliardi di capitalizzazione e mandato in fumo i risparmi di 119mila soci. Dallo scorso anno l’ex presidente Gianni Zonin, l’ex direttore generale Samuele Sorato, i due consiglieri d’amministrazione Giuseppe Zigliotto e Giovanna Maria Dossena, l’ex vicedirettore generale finanza Andrea Piazzetta e l’ex responsabile mercati Emanuele Giustini sono indagati per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. Tra gli indagati risulta anche la stessa banca, accusata di responsabilità amministrativa per fatti penali dei suoi dirigenti.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Telecom, trovato l’accordo per tagliare 170 manager: indennità fino a 20 mesi

prev
Articolo Successivo

Exor segue Fca e trasferisce la sede in Olanda. Resterà quotata a piazza Affari

next