Cecchini in azione, come se fosse una guerra. A Dallas, Texas, sono i poliziotti a finire a terra sotto i colpi di tiratori, forse appostati sui tetti, alla fine di una manifestazione organizzata sotto l’insegna del movimento Black Lives Matter, una delle tante che si sono tenute dopo l’ennesimo caso di un afroamericano ammazzato dalla poliziaCinque gli agenti uccisi: il numero più alto dagli attentati terroristi dell’11 settembre 2001, quando morirono 72 poliziotti. Altri 7 sono rimasti feriti (tre in gravi condizioni) in quello che appare come un vero e proprio attacco alla polizia. Una delle vittime è stata indentificata come Brent Thompson, 43 anni, della authority per i trasporti Dallas Area Rapid Transit.

Tre persone sono state fermate, tra queste anche una donna. Un quarto sospettato, in fuga, si è barricato in un garage, ingaggiando un lungo scontro a fuoco con la polizia: alla fine, dopo aver minacciato di aver piazzato alcune bombe nel palazzo in cui si trovava e nel resto della città, è stato ucciso. David Brown, capo della polizia locale, ha fatto sapere che l’uomo è morto a causa dell’esplosione di un robot bomba mandato dalla polizia dopo ore di negoziati, poi interrotti da uno scontro a fuoco.

L’uomo stato identificato in Micah Xavier Johnson, 25 anni, riservista dell’esercito che aveva preso parte alla missione in Afghanistan, incensurato, residente nell’area di Dallas, e senza legami con gruppi terroristici. “Il sospetto ha detto di essere arrabbiato per le recenti uccisioni da parte della polizia – ha detto Brown – di avercela con i bianchi e di voler uccidere bianchi, specialmente poliziotti bianchi“.  Il ministro della Giustizia americano, Loretta Lynch, come riporta il New York Post, ha aperto la prima indagine federale per crimini d’odio.

Per il New York Times, Johnson è l’unico killer. Tuttavia, altre versioni parlano di almeno due cecchini, protagonisti di un’imboscata coordinata nella quale hanno iniziato a sparare da diverse posizioni e da diversi edifici. Secondo diversi media statunitensi, tra i quali la Cnn, il 25enne era simpatizzante delle Pantere nere. L’emittente televisiva pubblica una foto del killer con il pugno alzato, un atteggiamento tipico delle Black Panther.

La donna è stata arrestata vicino al garage dove si era barricato il sospetto, mentre altre due persone sono state fermate mentre si trovavano a bordo di una Mercedes nera. I fermati al momento non collaborano. Il sindaco di Dallas, Mike Rawlings, ha fatto sapere che la donna sospettata in custodia della polizia è una “afroamericana dalla pelle chiara“. La polizia aveva diffuso un avviso su una quinta persona ricercata, identificata come Mark Hughes e mostrata in una fotografia in cui imbracciava un lungo fucile: l’uomo si è consegnato alle autorità ed è stato poi rilasciato. Le autorità americane per l’aviazione hanno deciso di chiudere lo spazio aereo sulla città.

Tre funzionari di polizia, secondo quanto riporta la Cnn online, hanno affermato che non ci sono indicazioni di possibili legami tra l’attacco di ieri sera a Dallas e gruppi terroristici internazionali. Tutto lascia pensare che si tratti di vendetta contro la brutalità delle forze dell’ordine che negli Stati Uniti, in molti casi, hanno fatto una mattanza di cittadini afroamericani negli ultimi anni, ma non ci sono certezze: le autorità non hanno reso note le identità dei fermati. Così il presidente americano Barack Obama che nella notte aveva spiegato che “chiunque è imparziale dovrebbe essere preoccupato per le morti” dei neri, ora è costretto a piangere altre vittime, questa volta tra le forze dell’ordine: “Un attacco feroce, calcolato e orribile – ha detto – per il quale sarà fatta giustizia”.

Una vera e propria esecuzione, da parte di un uomo pesantemente armato. Così un testimone ha raccontato alla Cnn di aver assistito all’uccisione di un agente dalla finestra di un albergo. Secondo il Washington Post, si potrebbe trattare dello stesso uomo che poi si è barricato in un garage sotto l’assedio della polizia e si sarebbe alla fine suicidato. L’assalitore è sceso da un Suv Chevy Tahoe indossando un abbigliamento da combattimento, ha spiegato Ismael Dejesus, che ha in parte ripreso la scena. “L’uomo aveva un fucile, chiaramente un AR-15“, ha raccontato il testimone, riferendosi al fucile automatico che sempre più spesso viene usata nelle stragi di massa negli Stati Uniti, compresa quella di Orlando.

L’aggressore aveva anche “dei grandi caricatori” e aveva abiti con molte tasche. “Si è nascosto dietro un pilone, ha inserito un caricatore e ha iniziato a sparare. Sembrava tutto preparato. Sapeva dove posizionarsi. Aveva le munizioni a portata di mano – ha rimarcato Dejesus – non erano piccoli caricatori. Erano caricatori ad alta capacità“. Secondo il testimone, l’aggressore cercava di attirare l’attenzione della polizia e quando è arrivato un agente l’uomo lo ha colpito con diversi colpi sparati a distanza ravvicinata. “Onestamente, sembrava un’esecuzione. Lo ha sovrastato quando (il poliziotto) è caduto e gli sparato tre o quattro volte nella schiena“.

“L’incubo peggiore”, come lo ha definito Rawlings, è iniziato al termine delle dimostrazioni in favore dei cittadini afroamericani, quando erano circa le 21 locali (le 3 del mattino in Italia) il gruppo armato ha cominciato a fare fuoco. Tre agenti sono morti subito, poi la polizia ha diffuso la notizia di un quinto agente deceduto. Intanto gli agenti hanno iniziato la maratona negoziale con l’uomo che ha detto di aver piazzato bombe in città e di volere uccidere altri poliziotti. È così iniziata una perlustrazione del centro della città con cani antiesplosivo, ma non sono stati rinvenuti ordigni.

Sul posto al momento dell’attentato c’erano 100 poliziotti. “Alcuni – ha spiegato il capo della polizia – sono stati colpiti alla schiena. Il loro piano era di ferire e uccidere il maggior numero di agenti possibile”. Nella sparatoria è rimasta ferita anche due civili. La 37enne afroamericana Shetamia Taylor è stata colpita a una gamba. La sorella ha raccontato alla Nbc, che la donna si è poi buttata a terra facendo scudo col suo corpo al figlio quindicenne, mentre gli altri tre figli sono corsi via perdendosi nella folla. 

Il movimento Black Lives Matter (Le vite dei neri contano) ha condannato l’attacco sottolineando che l’organizzazione impegnata a contrastare la brutalità dei metodi della polizia contro gli afroamericani “si batte per la dignità, la giustizia e la libertà. Non l’omicidio“.

Un altro episodio si è verificato ad Atlanta. Un uomo, da un’auto in corsa, ha sparato ad un poliziotto, in un sobborgo della capitale della Georgia. L’agente è rimasto illeso e, insieme ai suoi colleghi di pattuglia, è riuscito a catturare lo sparatore. Lo riferisce la polizia locale, non aggiungendo dettagli sull’uomo fermato.

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