Ha detto ciò che non avrebbero mai detto né MaradonaPelé. Una frase mai pronunciata neanche da Johan Cruijff, che pure in nazionale, proprio come lui, non ha mai vinto nulla. Soprattutto nessuno lo avrebbe mai detto dopo una aver sbagliato un rigore in una finale, anche se è la quarta persa in carriera. La terza negli ultimi tre anni. Qualcosa che assomiglia a una maledizione e che ha spinto Leo Messi a mettere un punto.

La mia avventura finisce qui, non giocherò più in nazionale”. La frase choc arriva al termine della sfida con il Cile persa nel New Jersey. Ha vinto la Roja sudamericana ai rigori (2-4) dopo 120 minuti senza gol. Ha sbagliato Arturo Vidal. E subito dopo è toccato a lui, Messi, presentarsi sul dischetto. Primo rigore della serie, importante per dare la carica ai suoi compagni e indirizzare psicologicamente i successivi quattro. La Pulce lo ha sparato alle stelleÈ influenzando probabilmente anche Lucas Biglia, che si è fatto ipnotizzare da Bravo. 

Così il Cile vince la sua seconda Coppa America consecutiva, l’Argentina di Leo Messi si ferma invece per il terzo anno a un passo dall’alzare un trofeo. “Questa – ha detto il numero 10 del Barcellona – è la quarta finale che perdo, evidentemente non fa per me. Purtroppo ci ho provato in tutti i modi a vincere questa coppa, era la cosa che desideravo di più ma non ci sono riuscito”. Nel 2014 perse la finale dei Mondiali contro la Germania, poi è toccato alla prima Coppa America e questa notte di nuovo, sempre nel torneo continentale, edizione del centenario. È accaduto al termine di una partita emozionante nella quale Bravo, portiere cileno, oltre a fermare il centrocampista della Lazio dal dischetto, aveva anche strozzato un paio di ottime occasioni di Gonzalo Higuain. L’attaccante del Napoli che nulla aveva sbagliato in campionato e anche in nazionale, mettendo a segno 4 reti durante il torneo, si è inceppato sul più bello. Proprio come Messi.

Perché il Lionel con lo sguardo perso mentre passa davanti alla coppa, una sfilata che sta diventando un rito, è l’ultimo triste frame di una competizione che sembrava davvero dover consacrare il fenomeno di Rosario con la Seleccion. Cinque gol, faccia cattiva, anima da leader anche durante i 120 minuti della finale. Avrebbe solo dovuto mettere alle spalle di Bravo quel tiro. Lo ha sparato in tribuna, e fa tutta la differenza del mondo. Una maledizione per lui e per l’Argentina che lo ha spinto a dire “addio”.

Le cinque lettere sono una pietra tombale sui paragoni con Maradona e lo collocano un gradino più in basso rispetto anche ad alcuni altri fenomeni. Pelé ha fatto grande il Brasile, Diego ha vinto a Napoli e ha regalato un mondiale alla sua gente con una Albiceleste tra le più povere di talento di sempre, Zidane e tanti altri hanno fatto da catalizzatori per i propri compagni, Cruijff non ha vinto nulla in maglia arancione ma ha cambiato il modo di intendere il calcio. Non è solo una questione di successi e sconfitte, di finali vinte o chiuse sbagliando un rigore. È l’uscita di scena. Smettere di provarci non si addice agli immortali. Forte, fortissimo, un talento disumano, ma…: se Messi non ci ripenserà verrà ricordato così. E anche se dovesse fare tornare sui suoi passi, resterà sempre il sospetto che ci sia lo zampino dei suoi sponsor milionari.

 

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