C’è un piccolo angolo dell’antico impero britannico dove la risposta al referendum sulla Brexit è già cosa nota: il 94% (secondo l’ultimo sondaggio del Gibraltar Chronicle) vorrebbe restare nell’Unione Europea. Benvenuti a Gibilterra: 33mila sudditi della corona inglese a sud della Spagna, 23mila dei quali con diritto al voto. Proprio venerdì scorso, quando veniva pubblicato l’ultimo sondaggio, il premier britannico David Cameron – richiamato d’urgenza a Londra subito dopo la morte della deputata laburista Jo Cox – viaggiava verso Gibilterra per sostenere la campagna pro Europa.

Una visita che non è piaciuta affatto a Madrid. Mentre il premier iberico Mariano Rajoy criticava la Corona (“Gibilterra è spagnola, succeda quel che succeda”), il ministro degli Esteri José Manuel García-Margallo ricordava che Gibilterra è una colonia inclusa nella lista dei territori delle Nazioni Unite in attesa di una decolonizzazione: “E’ urgente mettere fine a questa situazione coloniale attraverso dei negoziati appropriati” per raggiungere “un qualche tipo di accordo su una sovranità congiunta”.

Gli abitanti del Peñon (così come chiamano The Rock a Madrid) sono particolarmente allarmati. Fonte di continue tensioni tra Londra e Madrid, la Brexit potrebbe riportare al centro delle scena il processo di sovranità congiunta – nonostante l’opzione è stata rifiutata dai gibilterrini in un referendum del 2012 – e far perdere al Paese l’accesso al mercato unico. Madrid, dice la stampa britannica, ha accusato più volte la colonia di traffico illegale di tabacco e di alcool e ha assicurato che potrebbe utilizzare questo traffico clandestino come pretesto per chiudere le frontiere, isolando di fatto gli abitanti. A maggior ragione se poi la colonia non sarà più membro dell’Unione europea.

Lo scorso anno, l’economia del Peñon è cresciuta di oltre un 10%. Qui, a pochi chilometri da un’Andalusia che ancora oggi sfiora il 30% di inoccupati, la disoccupazione non sanno nemmeno cosa sia. I vantaggi fiscali – esenzione dell’Iva aliquota fiscale al 10% – ingrassano gli ingranaggi di un paradiso fiscale che si è appena resa conto della crisi degli ultimi anni. Insomma la Brexit per il primo ministro Fabian Picardo è il peggior incubo: “Come fai a trasformare un’economia che ha la capacità di fare affari con 520 milioni di persone in un’altra che solo può vendere a 30mila abitanti? Saremo costretti a ridisegnare completamente la nostra economia, e questo sarà molto difficile” ha dichiarato di recente.

L’idea di una rottura col Regno Unito fa tremare il settore finanziario di Gibilterra, ma anche quello turistico e quello legato al gioco (questa è la patria di William Hill e Bwin, che danno lavoro a oltre 3mila persone). Così nessuno dubita che il prossimo 23 giugno l’opzione di restare in Europa avrà una vittoria schiacciante. Picardo più volte ha detto chiaro e tonto che la Brexit sarebbe “un catastrofe” per l’economia dei gibilterrini.

Ma anche per quella spagnola, se il governo iberico decidesse di chiudere le frontiere. Ogni giorno infatti 10mila persone, circa 7mila spagnoli, attraversano il confine sulla Línea de la Concepción. Molti lavorano a Gibilterra, ma vivono in suolo iberico. “Siamo il motore economico della zona, la seconda azienda più importante dell’Andalusia, dopo la giunta regionale”, ha detto Picardo in un’intervista alla stampa iberica. Per questo la campagna Gibraltar stronger in Europe continua a fare proseliti senza sosta.

Silvia Ragusa @si_ragu

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