Può una condizione sociale modificare il nostro patrimonio genetico? La risposta sembra essere sì stando allo studio pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry. Secondo i ricercatori della Duke university la miseria è associata a malattie mentali, tra cui ansia, depressione e dipendenza, in quanto rende le persone (la ricerca è stata effettuata sugli adolescenti) più inclini a sviluppare ansia e depressione e consumare droghe.

“Il nostro è il primo studio a dimostrare che la povertà può arrivare a cambiare il Dna“, commenta Johnna Swartz, coordinatrice dello studio. Nei ragazzi cresciuti in un contesto di privazioni, secondo i risultati pubblicati, aumenta l’attività di un gene presente in un’area del cervello, l’amigdala, che è coinvolta negli attacchi di panico e quando si deve decidere se attaccare o fuggire.

Inoltre i livelli di serotonina, noto anche come l’ormone della felicità, sono più bassi. In particolare nello studio sono state analizzate le mutazioni di un gene specifico, chiamato SLC6A4, in 132 adolescenti tra gli 11 e 15 anni per due anni. Questi cambiamenti, che si producono a livello genetico, possono essere trasmessi alle generazioni successive. Il che spiegherebbe, secondo i ricercatori, perché la depressione è più frequente in alcune famiglie più povere. La povertà, rileva lo studio, è associata a un quadro di salute generale peggiore, e a un maggior rischio di malattie mentali, tra cui ansia, depressione e dipendenza.

La ricerca su Molecular Psychiatry

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