Il nuovo exploit dei voucher lavoro registrato nel primo bimestre dell’anno (+45%) e le richieste del presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano non bastano per far cambiar linea al governo. “Stanno svolgendo il proprio compito primario, far emergere lavoro nero”, sostiene in un’intervista a Repubblica il responsabile economico del Pd Filippo Taddei. Quindi non occorre cambiare la legge che, dopo le modifiche introdotte dal Jobs Act, consente di usarli per pagare prestazioni fino a 7mila euro l’anno, non solo di natura occasionale e non solo per piccoli lavori domestici, di pulizia e di giardinaggio. Novità che hanno reso i buoni “la nuova frontiera del precariato“, come evidenziato più volte dal presidente dell’Inps Tito Boeri. Secondo Taddei, è sufficiente la “tracciabilità” annunciata a fine marzo dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti: in pratica introdurre l’obbligo per il datore di lavoro di comunicare in anticipo, via sms o mail, “da quando e per quante ore di avvarrà della prestazione”.

Questo dovrebbe consentire di evitare che, come spesso avviene, la maggior parte delle ore resti nel territorio del sommerso e solo in caso di controlli a campione o incidenti sul lavoro “spunti” il voucher da 10 euro comprensivo dei contributi. Peccato che i sindacati abbiano già evidenziato come un intervento del genere non basti per sbarrare la strada all’illegalità, in una giungla che lo scorso anno ha visto lavorare “a buono” circa 1,4 milioni di persone per un totale dichiarato di 115 milioni di ore, il 66% in più rispetto al 2014. Occorre per esempio, per i rappresentanti dei lavoratori, escludere interi settori perché per esempio, come esemplificato dal segretario confederale Uil Guglielmo Loy, “il boom nel comparto del commercio, del turismo e dei servizi sta erodendo terreno al lavoro strutturato”.

E lunedì con i rappresentanti dei lavoratori si è schierato Damiano, che al quotidiano di largo Fochetti ha detto: “Sui voucher bisogna tornare alla legge Biagi. La legislazione sul lavoro del governo Berlusconi è andata molto al di là di quello che Biagi aveva in mente. Ha esteso i voucher a tutti i settori, poi la legge Fornero ha cancellato il riferimento all’attività occasionale che invece va ripristinato. Il Jobs act ha alzato il tetto retributivo fino a 7.000 euro l’anno rendendone più libero l’utilizzo. Io penso che si debba ridurre il tetto a 5.000 euro l’anno”. La tracciabilità proposta dal governo? “Sicuramente un passo avanti”, ma “la vera misura per impedire l’abuso dei voucher è quella di delimitare il campo. Vuol dire che le prestazioni di lavoro accessorio devono tornare ad essere attività lavorative di natura meramente occasionale, rese da soggetti a rischio di esclusione sociale o comunque non ancora entrati nel mercato del lavoro.

Con le modifiche introdotte negli ultimi anni, “lo spirito della legge Biagi è stato profondamente cambiato. Così l’idea di far emergere quote di lavoro nero si è trasformata esattamente nel suo contrario”. Più precarietà che da un lato maschera il reale andamento del mercato del lavoro, dall’altro va in direzione opposta rispetto agli obiettivi del governo, cioè rendere l’occupazione più stabile. Ma secondo Taddei non c’è contraddizione: “E’ la stessa prospettiva: da una parte si incentiva la stabilizzazione, dall’altro si permette l’emersione graduale dal nero”. E tornando indietro, verso l’impianto originario della Biagi, “si rischia di perdere alcune categorie”.

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