In Sardegna l’esito di un referendum tradito dopo 4 anni. In Sicilia la riforma Crocetta è arenata. Nel frattempo, in attesa che le riforme istituzionali vengano approvate definitivamente con l’ultima via libera della Camera ad aprile e poi il voto popolare a ottobre, i lavoratori delle Province che rischiano di dover fare la valigia sono 274. Per tutti gli altri, in tutto 1.644, il ricollocamento dovrebbe essere facile, almeno sotto il profilo della distanza tra vecchio e nuovo ufficio. Sono le cifre che dell’operazione mobilità che ha come obiettivo il riassorbimento del personale in esubero a seguito della riforma Delrio. Basta considerare i dipendenti pubblici come “proprietà privata” della singola amministrazione: “Dobbiamo uscire da questa stagione” ha detto un paio di settimane fa il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia: “Stiamo ricollocando migliaia di dipendenti delle Province nelle amministrazioni dove hanno bisogno di loro”, come le cancellerie e i tribunali.

Incrociando eccedenze di personale e posti liberi il saldo negativo si riscontra in 13 province su 67, ma tra quelle “in rosso” i casi più complessi sono circa la metà. Nel resto delle Province le caselle vuote, grazie al blocco del turnover, sono più del numero dei lavoratori da ricollocare. Per evitare ai dipendenti inseriti nelle liste di mobilità spostamenti da una provincia ad un’altra il governo continuerà a ricercare posti vacanti nelle diverse amministrazioni, così da restringere il più possibile la platea dei trasferimenti a lungo raggio, quelli insomma sui quali ha ironizzato Checco Zalone nel suo ultimo film, record di incassi, “Quo vado?”. Le situazioni più complesse si trovano a Caserta (-70) e Potenza (-58). Seguono Salerno (-28), Vibo Valentia (-24), Avellino (-23), Perugia (-22), Isernia (-16) e Catanzaro (-10). Visti i numeri, ci dovrebbero essere margini per trovare soluzioni a Brindisi (-9), Benevento (-7), Campobasso (-5), Teramo (-1), Cuneo (-1). Di certo non pongono problemi province come quella di Milano, Como, Brescia, Monza e Brianza dove le posizioni che aspettano di essere coperte sono centinaia.

Il ministero della P.A. sta conducendo le procedure attraverso il portale mobilità.gov.it, dove sono riportate tutte le cifre sulle disponibilità rintracciate e le liste del personale da trasferire. Sul sito si trovano le schede complete per ogni lavoratore in esubero e non ci si può sbagliare, visto che per ciascuno sono inseriti nome, cognome, titolo di studio, inquadramento, funzione.

Da fine mese, sarà attivata la funzione attraverso cui poter esprimere via web la propria preferenza sulla destinazione. D’altra parte si tratta di mobilità volontaria. Sarà data precedenza alle persone a cui è riconosciuta la legge 104 sulla disabilità, a quanti hanno bambini sotto i tre anni e a coloro che già si trovano in quella provincia. A parità di punteggio “vince” il dipendente con più persone a carico o che in famiglia è l’unico ad avere un reddito. In ultima battuta verrà considerata l’età, con un riguardo per chi è nella fascia 45-60 anni. Per tutti l’assegnazione della nuova sede scatterà da giugno. Il meccanismo non rassicura però la Cgil Funzione Pubblica, che parla di notizie “allarmanti”, definendo “molto preoccupante l’assenza di una effettiva ricollocazione per una parte consistente di lavoratori”.

Intanto è arrivata dal tribunale di Parma un’altra sentenza che condanna il governo a rimborsare le spese di chi ha fatto ricorso contro il blocco dei contratti. A promuovere l’azione la Confsal Unsa, che, ricordando come una pronuncia simile ci sia stata a fine febbraio, avverte: “Circa 75 nostri ricorsi sono ancora pendenti”.

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