Adesso, è definitivo: la rivincita del 1992, ‘Clinton vs Bush’ 2, non si farà. Jeb Bush, figlio e fratello del 41° e del 43° presidente degli Stati Uniti, si arrende all’evidenza – la gente non lo vuole proprio -, getta la spugna e abbandona la corsa alla nomination repubblicana. Non ci sarà, almeno per ora, un terzo Bush alla Casa Bianca: gli elettori americani non hanno voglia di remake.

Usa 2016, Trump trionfa in Sud Carolina e Hillary batte Sanders in Nevada

Certo, il ‘pollice verso’ nei confronti di Jeb Bush suona a morto pure per Hillary Clinton, che ha sì vinto le assemblee del Nevada fra i democratici, ma non ha stravinto (52 a 48%), dopo avere, invece, straperso le primarie nel New Hampshire il 9 febbraio. Ex first lady, ex senatrice, ex candidata alla nomination, ex segretario di Stato, Hillary è quanto di più ‘già visto’ non si può.

Eppure, a rileggere le cronache, anzi le previsioni, del giugno scorso, otto mesi or sono, il match ‘Clinton vs Bush’ 2 sembrava un copione già scritto, quasi inevitabile. Invece, è andata diversamente. Ma se la campagna di Jeb non è mai davvero decollata e se le sue prestazioni sono sempre state scialbe, specie nei dibattiti televisivi, la macchina di Hillary s’è grippata a inizio anno, dopo un autunno fantastico.

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Adesso, per scrollarsi di dosso il suo rivale Bernie Sanders, il senatore del Vermont ‘socialista’ che, a 75 anni, ha dalla sua i giovani e, soprattutto, le donne ‘under 50’, la Clinton ha bisogno di vincere alla grande in South Carolina sabato prossimo e di uscire bene dal Super-Martedì, il 1° marzo, quando si vota in una dozzina di Stati.

Invece, l’immarcescibile Donald Trump fa sue le primarie nella South Carolina fra i repubblicani e viaggia verso un’altra vittoria nelle assemblee in Nevada martedì. Trump lo showman s’è imposto come da pronostici con circa il 33% dei suffragi, davanti ai senatori della Florida Marco Rubio (22,5%) e del Texas Ted Cruz (22,3). Sotto il 10% tutti gli altri: l’ex governatore della Florida Jeb Bush (7,8%), il governatore dell’Ohio John Kasich (7,6%) e l’ex neurochirurgo nero Ben Carson (7,2%).

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Se Jeb s’è ritirato, Kasich e Carson restano in corsa: il guru perché si diverte; il governatore perché contende a Rubio il ruolo di candidato dei moderati e dell’establishment repubblicani. Il risultato della South Carolina, però, rafforza il senatore della Florida, mentre indebolisce Cruz come alternativa iper-conservatrice ed evangelica al ciclone Trump, che sembra essersi addirittura avvantaggiato dallo scontro con Papa Francesco in uno Stato dove i cattolici sono una minoranza e dove sono invece forti i fondamentalisti protestanti, ostili a questo pontefice progressista.

Dopo la vittoria, Trump ha anzi rilanciato i temi della polemica, continuando a fare leva sulla rabbia e la frustrazione dell’elettorato repubblicano qualunquista: il muro anti-immigrati si farà, anche più alto, e il Messico pagherà per costruirlo, ha assicurato, comparendo davanti ai suoi fan con moglie e figlia. Arriverà fino in fondo? I soldi ce li ha e di voti, per ora, ne ha più degli altri.

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