Non verrà più decapitato ma, come il blogger Raif Badawi, andrà incontro al carcere e alle frustate.

Ieri l’avvocato di Ashraf Fayadh, il poeta di origine palestinese arrestato nell’agosto 2013 e condannato a morte nel maggio 2014 in Arabia Saudita per apostasia e promozione dell’ateismo, ha reso nota la nuova pena inflitta al suo cliente: otto anni di carcere e 800 frustate, da eseguire 50 alla volta in 16 sessioni settimanali.

In più, Fayadh dovrà presentarsi in televisione, scusarsi, chiedere perdono e dissociarsi dalla sua arte.

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Come ricorderanno le lettrici e i lettori di questo blog, Fayadh è l’autore di “Istruzioni all’interno”, una raccolta di poesie pubblicata a Beirut: versi che parlano della lontananza dalla patria, dell’identità che si smarrisce durante l’esilio, di questioni culturali e filosofiche, d’amore.

In decine di città del mondo, il 14 gennaio, in occasione di una mobilitazione internazionale in suo favore, sono state organizzate letture di sue poesie. Molti gli eventi in Italia, paese dove Fayadh nel 2013 aveva curato alla Biennale di Venezia la mostra d’arte contemporanea “Rhizoma”.

Raccomando la visione di questo estratto dell’evento di Roma, organizzato dalla blogger e arabista Chiara Comito in collaborazione con la libreria Griot e Amnesty International Italia.

Fayadh Ashraf è un poeta. Non ha commesso alcun reato ma in Arabia Saudita per le persone come lui ci sono il carcere e la frusta. La campagna per la sua completa assoluzione e scarcerazione proseguirà fino a quando non avremo raggiunto quell’obiettivo.

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