“Non avrebbe un impatto su di me, una ricaduta diretta nei miei confronti”. Risponde così il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, alla domanda su quale conseguenza potrebbe avere un’eventuale indagine sul padre Pier Luigi Boschi, tra gli ex amministratori della Banca Etruria.  Il motivo è semplice e risiede nel diritto: perché “la responsabilità penale è personale, lo dice la Costituzione, e un’indagine non è una sentenza di condanna” dice la rappresentante del governo ospite della trasmissione Otto e mezzo. 

“La cosa un po’ paradossale di questa vicenda – aggiunge – è che di tutta la complessità che sta vivendo il sistema bancario italiano, si continui a parlare solo ed esclusivamente di Banca Etruria, perché mio padre per otto mesi è stato vicepresidente di quella Banca senza deleghe. Credo che mio padre sia una persona per bene, che abbia accettato quell’incarico convinto di dare una mano. Se dovesse avere delle responsabilità dovrà pagare come chiunque altro. Credo che queste responsabilità debbano essere accertate in Tribunale”. Allo stato sono diverse le inchieste sul caso della banca toscana.

“Se dicessi che non ne avrei fatto volentieri a meno sarei un’ipocrita” aggiunge Boschi (che ha visto l’Aula di Montecitorio respingere una mozione di sfiducia nei suoi confronti) riferendosi alla vicenda, “nel senso che lo avrei evitato. Però sono anche una persona che cerca di fare tesoro di tutte le proprie esperienze, di imparare da tutto. Quindi anche questo mi aiuterà a crescere, spero a migliorarmi, quindi farò tesoro anche di questo. Poi sono anche molto tranquilla, perché so che il tempo è galantuomo, e che quindi la verità e il tempo sono dalla mia parte e dalla parte della mia famiglia”. Sul padre poi il ministro aggiunti: “Ha già pagato una multa di 144 mila euro ed è uno dei pochi che ha pagato”.

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