Ancora un naufragio nel mar Egeo. Un barcone carico di migranti è affondato a largo della costa turca di Kundasi e ha provocato la morte di 11 persone tra cui tre bambini. Altre sette sono state salvate dalla guardia costiera ma non è stato reso noto il numero totale di persone a bordo dell’imbarcazione. Le operazioni di soccorso non sono ancora terminate. Solo tre giorni fa, il 19 dicembre, erano morte 18 persone sempre al largo della costa turca.

Intanto L’Unhcr (Agenzia per i rifugiati delle Nazioni unite) e l’Oim (Organizzazione internazionali per le migrazioni) ha diffuso i numeri sulle migrazioni del 2015. Nell’ultimo anno le persone che hanno perso la vita durante la traversata verso l’Europa o risultano disperse sono 3700, una media di dieci al giorno. Per la Fondazione Migrantes tra i bambini, i morti sono oltre 700. Oltre un milione sono invece i migranti e i rifugiati che sono arrivati in sei Paesi europei nell’ultimo anno: Grecia, Bulgaria, Italia, Spagna, Malta e Cipro. La metà di questi sono scappati dalla Siria, viaggiando attraverso la Turchia e poi imbarcandosi verso le isole greche.

“Sappiamo che le migrazioni sono inevitabili, necessarie e desiderabili – ha affermato il capo dell’Oim, William Lacy Swing – ma non basta contare il numero di quanti arrivano o dei quasi 4mila che quest’anno sono morti o dichiarati dispersi. Dobbiamo anche agire. Le migrazioni devono essere legali, sicure e protette sia per i profughi sia per i Paesi che li accolgono”. Per l’Unhcr, nel 2016 non ci sarà un’inversione di tendenza e i numeri saranno simili a quelli di quest’anno. Ma per l’Agenzia delle Nazioni Unite è sbagliato considerare le migrazioni come un problema esclusivamente europeo tenendo conto che il numero di sfollati interni e rifugiati nel mondo e di oltre 60 milioni. Oggi, intanto il ministro dell’Infrastrutture Graziano Delrio, in visita a Lampedusa ha dichiarato su Twitter: “L’Italia nel 2015 ha salvato oltre 150mila persone”.

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