L’idea è nata nel 2013, nel 2014 è arrivato l’accordo con i sindacati e adesso, a un anno di distanza, la Basilicata è vicina al traguardo: varare un reddito minimo garantito grazie alle royalty, cioè i diritti di sfruttamento pagati dalle compagnie che estraggono petrolio nella regione. Il progetto del governatore Marcello Pittella, come riporta il Corriere della Sera, è “investire i diritti del suo oro nero per pagare un assegno a circa 8mila famiglie“. La gestazione della misura contro la crisi è quasi finita: la Regione ha già approvato il regolamento e sta per pubblicare i bandi per gli aventi diritto.

Potranno beneficiare del reddito minimo i disoccupati, i lavoratori per i quali scade la cassa integrazione in deroga e le famiglie con un reddito inferiore ai 9mila euro. I comuni lucani vincitori del bando presenteranno progetti per lavori di pubblica utilità per i quali impiegheranno i disoccupati. Che avranno diritto a circa 500 euro al mese per un anno. Grazie alle royalty il piano beneficerà di almeno 40 milioni di euro l’anno.

“Fino a ieri – ha spiegato al Corriere il presidente Pd della giunta regionale – con i proventi petroliferi pagavamo una carta sconto sui carburanti indistintamente a tutti i residenti in Basilicata. Adesso abbiamo deciso di concentrare le risorse a beneficio della fascia più svantaggiata della popolazione”. E ancora: “La Basilicata ha fatto grandi passi avanti: la percentuale di chi non gode di un reddito sufficiente è passata dal 50% al 38%, ma non ci può essere sviluppo se la società viaggia a due velocità”. Il presidente ha poi sottolineato che il progetto non porterà a nuove trivellazioni e alla distruzione delle coste lucane, ma sarà attuato tenendo conto del limite “di sostenibilità ambientale fissato a 154mila barili al giorno, in segno di rispetto per l’ambiente”.

Grazie a questo “utilizzo virtuoso” dei proventi del petrolio la Regione potrà varare lo strumento di sostegno al reddito senza utilizzare i fondi europei sul reinserimento nel mercato del lavoro, come hanno fatto altre regioni dove sono in corso sperimentazioni (Lombardia, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Puglia e le province autonome di Trento e Bolzano). Il al 95% delle coperture arriverà dagli indennizzi incassati dalle compagnie che estraggono il greggio.

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