Non bastava lo “sblocca trivelle” del governo Renzi. Sulla Basilicata cadono due nuove tegole. Una sempre dall’esecutivo e una dalla giustizia amministrativa. Il Consiglio dei ministri ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge regionale, approvata a fine giugno, che esclude dal patto di stabilità interno le entrate da royalty petrolifere. Un provvedimento che, si legge sul sito del Governo, “comporta effetti negativi sull’indebitamento netto privi di adeguata compensazione”. Si inasprisce dunque lo scontro tra la Regione e Roma. Anche se il portavoce del governatore Marcello Pittella, contattato da ilfattoquotidiano.it, sminuisce quanto accaduto: “Avevamo messo in conto di incorrere in questo rischio. Da tempo chiedevamo di tener conto delle problematiche specifiche della Basilicata. Il governo però non si è mai mosso e allora abbiamo fatto questa legge che anche noi definiamo una provocazione”. Ora gli occhi sono puntati sullo sblocca Italia”, che, stando alla prima versione uscita dal Consiglio dei ministri, velocizza i tempi per i nuovi permessi di ricerca di idrocarburi accentrando il potere autorizzativo e prevede l’esclusione delle royalty dal patto di stabilità, ma solo per tre anni e per le nuove estrazioni. Resta da vedere che cosa ci sarà nel testo definitivo che verrà pubblicato in Gazzetta ufficiale, dato che continuano a circolare indiscrezioni su modifiche in corsa. “Alcune misure dello sblocca-Italia contestate dalla Regione sono cambiate in positivo”, ha anticipato il portavoce di Pittella, riferendosi proprio alla parte sulle royalty.

L’altro duro colpo alla Basilicata viene dal Tar, che ha accolto il ricorso per il permesso di ricerca di petrolio e gas ”Masseria La Rocca” in provincia di Potenza. Per effetto di una moratoria avviata nel 2012, la Regione Basilicata aveva infatti negato l’intesa necessaria per procedere con le trivellazioni. Le compagnie titolari del permesso (Medoilgas, Total e Eni) si sono quindi rivolte al Tar, che ha dato loro ragione. Il tribunale ha intimato alla Regione di pronunciarsi sia sull’istanza di proroga del permesso sia sul rilascio dell’intesa, condannandola a pagare 5mila euro di spese di giudizio. La sentenza si aggiunge alla decisione presa ad aprile scorso dalla Regione di riavviare la procedura di valutazione di impatto ambientale (Via) per il progetto della Delta Energy “La Capriola”, in provincia di Matera, nonostante l’opposizione dei territori locali. Inoltre, il verdetto del Tar potrebbe produrre un effetto a catena. Nel territorio sono infatti altre cinque le istanze che potrebbero essere oggetto di simili sentenze.

Per l’Organizzazione lucana ambientalista (Ola) siamo di fronte a un vero e proprio “sblocca Basilicata” che “anticipa gli effetti ancora più devastanti di quello del governo Renzi”. Insomma, un “attacco frontale delle trivelle al territorio lucano” che viene “dagli stessi apparati istituzionali regionali, colpevoli di aver imbastito a tavolino un meccanismo infernale basato su atti amministrativi carenti e viziati, imputabili ad alcuni uffici regionali”.