Leggiamo dai resoconti della audizione di ieri in Commissione di Vigilanza Rai che la riorganizzazione delle testate sarebbe davvero all’orizzonte. Il punto, come è noto, consiste nel superare la pluralità delle testate nata per dare a diversi patrie ideologiche insediate nel Paese lo specchio narrativo in cui riconoscersi. Ma oggi, con quelle patrie ormai liquidate e con quegli specchi redazionali che riflettono solo se stessi, tutto quell’Amba Aradam organizzativo ha perso senso e non giustifica la spesa. E dunque si tratta di passare, con passi organizzativi più o meno veloci, alla sostituzione del molteplice con l’uno. Ma quale uno? Istituzionale o autorevole?

La differenza l’abbiamo notata ieri sera quando, assetati di notizie e analisi a seguito dell’abbattimento del jet russo da parte dei turchi, ci siamo dapprima volti al Tg3 delle 19 e, un’ora dopo, al Tg1 delle 20. Il Tg3 ha intrecciato le notizie con l’analisi; ha raccontato le azioni, ma ha anche messo in campo le motivazioni, a partire dall’incubo (per Erdogan) dei curdi, col conseguente doppio gioco rispetto al Daesh. Opinabile, come qualsiasi analisi, ma comunque in grado di rispondere al bisogno di capire e non solo a quello di essere informati. E simile, peraltro, alle analisi che corrono oggi su tutti i giornali, dall’Alberto Negri del Sole 24 Ore, al Molinari della Stampa, al Cohn-Bendit riportato dal Corriere.

Il Tg1 sembrava invece un comunicato del Ministero degli Esteri, attentissimo a non dire una parola al di là dello stretto necessario richiesto dal resoconto dell’abbattimento: jet abbattuto, dichiarazioni contrapposte di turchi e russi. E buonanotte ai suonatori. Una comunicazione che certo non ha rischiato di creare incidenti diplomatici fra Roma e Ankara o Mosca. Ma a dire il vero del tutto inutile e perfino irritante dal punto di vista degli spettatori, che in questo caso erano meno spettatori e più cittadini del solito.

E così si torna al punto: la informazione della Rai, con le testate più (come speriamo) o meno (come disperiamo) unificate, a cosa deve servire? A evitare grane o a creare consapevolezza?
E se dovesse prevalere la preoccupazione di scansare le rogne, che bisogno ci sarebbe della azienda di Stato? Non si scanserebbero meglio i problemi che ne possono provenire cancellandola del tutto? E se invece deve essere utile al pubblico dei cittadini, e quindi sobbarcarsi il rischio di andare oltre la superficie del notiziabile, come se ne potrebbe costruire una credibile oggettività?
Così, tanto per dire che, svoltate in qualche modo le scelte organizzative, si arriverà finalmente a fare i conti con l’oste. Quello dei contenuti.

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